Iperammortamento e software ESG: come finanziare la transizione digitale e green

L’iperammortamento software ESG permette alle imprese di sostenere gli investimenti in piattaforme digitali dedicate alla rendicontazione, al calcolo della Carbon Footprint e alla tracciabilità dei prodotti. L’agevolazione può ridurre il costo dell’investimento e accelerare la digitalizzazione dei processi legati alla sostenibilità.

Per CFO, responsabili sostenibilità e HSE, la gestione dei dati ESG richiede strumenti capaci di raccogliere informazioni da più funzioni aziendali, organizzarle e renderle disponibili per obblighi normativi, analisi interne e rendicontazione.

In questo articolo vedremo come funziona l’iperammortamento software ESG, quali progetti possono rientrare nell’agevolazione e come utilizzare gli incentivi per digitalizzare Carbon Footprint, rendicontazione ESG e Digital Product Passport.

Come funziona l’iperammortamento software ESG?

L’iperammortamento software ESG è una misura che può sostenere gli investimenti in beni digitali destinati alla trasformazione tecnologica dei processi aziendali. Nel campo della sostenibilità, può riguardare soluzioni che raccolgono, elaborano e rendono disponibili dati per la rendicontazione ESG, il calcolo della Carbon Footprint e la tracciabilità dei prodotti, purché rispettino i requisiti previsti dalla disciplina.

La misura è stata istituita dall’articolo 1, commi 427-436, della Legge 30 dicembre 2025, n. 199 e riguarda gli investimenti in beni strumentali nuovi, materiali e immateriali, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese. Le modalità di accesso, le comunicazioni richieste e la documentazione necessaria sono definite dal decreto attuativo del MIMIT e del MEF firmato il 4 maggio 2026.

Il decreto si applica agli investimenti completati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 e prevede una procedura articolata in più passaggi, dalla comunicazione preventiva alla conferma dell’investimento, fino alla comunicazione di completamento. Per i beni digitali è inoltre richiesta l’interconnessione al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Non basta, quindi, acquistare un programma dedicato alla sostenibilità. Per accedere all’agevolazione, il software deve rientrare tra i beni immateriali previsti dalla normativa, essere strumentale al progetto di trasformazione digitale e rispettare i requisiti tecnici e documentali richiesti. L’effettiva ammissibilità deve essere verificata caso per caso, sulla base delle caratteristiche della soluzione e del progetto d’investimento.

Perché investire in un software ESG?

La sostenibilità non riguarda più soltanto la rendicontazione. Oggi coinvolge attività operative, raccolta dati, monitoraggio delle emissioni e gestione delle informazioni lungo tutta la filiera.

Digitalizzare questi processi significa rendere le informazioni più accessibili, ridurre le attività manuali e migliorare la qualità dei dati utilizzati dall’azienda.

Tra le principali attività che un software ESG può supportare troviamo:

  • raccolta e gestione dei dati ESG;
  • predisposizione della rendicontazione di sostenibilità;
  • monitoraggio degli indicatori ambientali;
  • calcolo della Carbon Footprint aziendale;
  • gestione delle informazioni richieste dal Digital Product Passport;
  • centralizzazione dei dati in un’unica piattaforma.

Quali progetti possono beneficiare dell’iperammortamento?

La trasformazione digitale coinvolge oggi anche le attività legate alla sostenibilità. Sempre più aziende investono in software che consentono di raccogliere dati, monitorare indicatori ambientali e gestire gli obblighi normativi attraverso un’unica piattaforma.

L’iperammortamento può rappresentare un’opportunità per sostenere questi investimenti, favorendo l’adozione di strumenti che semplificano la gestione delle informazioni ESG e supportano la digitalizzazione dei processi aziendali.

Tra le principali aree di applicazione rientrano la rendicontazione ESG, il calcolo della Carbon Footprint e la preparazione al Digital Product Passport.

Rendicontazione ESG

La raccolta dei dati di sostenibilità coinvolge spesso più funzioni aziendali, dalla produzione agli acquisti, fino alle risorse umane e all’amministrazione. Gestire queste informazioni attraverso fogli di calcolo o documenti separati può rendere il processo più complesso e aumentare il rischio di errori.

Un software per la rendicontazione ESG permette di centralizzare i dati, organizzarli secondo gli standard di riferimento e monitorarne l’aggiornamento nel tempo. In questo modo diventa più semplice predisporre il Bilancio di sostenibilità, rispondere alle richieste degli stakeholder e disporre di informazioni sempre disponibili per le attività di reporting.

Calcolo della Carbon Footprint

Misurare le emissioni di gas serra rappresenta uno dei passaggi fondamentali per definire una strategia di sostenibilità. Per ottenere risultati affidabili è necessario raccogliere dati provenienti da diverse aree aziendali e aggiornarli con continuità.

Un software per il calcolo della Carbon Footprint aziendale consente di supportare questo processo, organizzando le informazioni necessarie alla misurazione delle emissioni e facilitando il monitoraggio dei risultati nel tempo. Disporre di dati strutturati permette inoltre di individuare le principali fonti emissive e pianificare interventi di miglioramento con maggiore consapevolezza.

Digital Product Passport

L’introduzione del Digital Product Passport porterà molte imprese a gestire una quantità sempre maggiore di informazioni legate ai propri prodotti. Materiali utilizzati, dati ambientali, caratteristiche tecniche e informazioni sulla filiera dovranno essere raccolti e resi disponibili secondo quanto previsto dalla normativa.

Prepararsi in anticipo significa dotarsi di strumenti in grado di organizzare questi dati in modo strutturato, evitando una gestione frammentata delle informazioni. Un software dedicato consente di centralizzare la documentazione, migliorare la tracciabilità dei dati e affrontare con maggiore efficienza i nuovi requisiti previsti dal passaporto digitale dei prodotti.

Quali vantaggi offre l’iperammortamento per la transizione ecologica?

L’iperammortamento non rappresenta soltanto un incentivo economico. Per molte imprese costituisce anche un’opportunità per accelerare la trasformazione digitale dei processi legati alla sostenibilità.

Tra i principali benefici troviamo:

  • riduzione del costo dell’investimento in tecnologie digitali;
  • maggiore accessibilità a software dedicati alla sostenibilità;
  • digitalizzazione delle attività di raccolta e gestione dei dati ESG;
  • supporto alla misurazione della Carbon Footprint aziendale;
  • preparazione ai nuovi requisiti legati al Digital Product Passport;
  • integrazione tra sostenibilità, processi aziendali e innovazione digitale.

Quali aziende possono beneficiare di un software ESG?

Le piattaforme dedicate alla sostenibilità sono pensate per tutte le imprese che desiderano digitalizzare la gestione dei dati ambientali e prepararsi ai nuovi obblighi normativi.

Tra le principali realtà interessate rientrano:

  • aziende manifatturiere;
  • imprese soggette agli obblighi di rendicontazione ESG;
  • organizzazioni che misurano la Carbon Footprint;
  • aziende coinvolte nei processi di tracciabilità della filiera;
  • imprese che si preparano al Digital Product Passport;
  • società che intendono digitalizzare i processi legati alla sostenibilità.

In sintesi

L’iperammortamento per software ESG rappresenta un’opportunità per sostenere gli investimenti dedicati alla trasformazione digitale e ambientale delle imprese. Strumenti per la rendicontazione ESG, il calcolo della Carbon Footprint e la gestione del Digital Product Passport permettono di raccogliere dati in modo più strutturato e prepararsi ai nuovi requisiti normativi. Grazie agli incentivi disponibili, le aziende possono accelerare il percorso di digitalizzazione della sostenibilità e ridurre il costo dell’investimento in tecnologie dedicate.

Per approfondire il funzionamento dell’incentivo e le caratteristiche della soluzione, puoi consultare la pagina dedicata a Tecno One per l’iperammortamento.

Se ti interessano la digitalizzazione dei processi aziendali e la sostenibilità, potrebbero esserti utili anche questi approfondimenti:

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Indicatori di sostenibilità ambientale utilizzati per misurare l’economia circolare e la circolarità di un’azienda.

Come si calcola l’indice di circolarità: guida pratica

Quanto sono circolari i processi di un’azienda? Per rispondere non basta conoscere la percentuale di rifiuti riciclati. Occorre osservare come materiali, risorse ed energia entrano nei processi, quanto a lungo mantengono il proprio valore e cosa accade quando escono dal ciclo produttivo.

L’indice di circolarità serve a trasformare queste informazioni in dati misurabili. La valutazione può includere materie prime, materiali riciclati, riutilizzo, recupero, rifiuti, acqua ed energia, con indicatori scelti in funzione del perimetro analizzato.

Non esiste però un unico indice valido in ogni situazione. Il risultato dipende dal metodo adottato, dagli indicatori selezionati e dai confini dell’analisi. Oggi esistono standard specifici che aiutano le organizzazioni a costruire questa misurazione, tra cui UNI/TS 11820 e ISO 59020.

In questo articolo vedremo come si misura l’economia circolare, quali indicatori di sostenibilità ambientale possono essere utilizzati e come costruire una valutazione capace di mostrare dove le risorse restano nel ciclo e dove, invece, si disperdono.

Cos’è l’indice di circolarità

L’indice di circolarità è uno strumento utilizzato per rappresentare attraverso dati e indicatori il livello di circolarità di un’organizzazione, di un prodotto o di un processo.

L’obiettivo è superare una lettura basata su un solo dato. Una percentuale elevata di raccolta differenziata, per esempio, non descrive da sola quanto un’impresa sia circolare.

Per comprendere prima di tutto come cambia il modello di utilizzo delle risorse rispetto a un sistema tradizionale, puoi approfondire le differenze tra i due approcci nell’articolo “Economia circolare vs economia lineare: guida alla circular economy aziendale”.

Occorre osservare l’intero flusso delle risorse: quali materiali entrano, da dove provengono, come vengono utilizzati, quanto durano e quale destinazione hanno al termine dell’utilizzo.

Per questo la misurazione può integrare indicatori quantitativi e informazioni qualitative, così da costruire una fotografia più ampia dell’organizzazione.

Per approfondire l’approccio di Tecno Group puoi consultare la pagina dedicata alla Circular Economy.

Come si misura l’economia circolare

Misurare l’economia circolare significa innanzitutto stabilire cosa si vuole misurare.

Il perimetro può comprendere l’intera organizzazione, uno stabilimento, un processo oppure uno specifico prodotto. Questa scelta influenza i dati da raccogliere e gli indicatori da utilizzare.

Il passaggio successivo consiste nel ricostruire i principali flussi in ingresso e in uscita. Materie prime, materiali riciclati, acqua ed energia entrano nei processi produttivi; prodotti, sottoprodotti, emissioni e rifiuti ne rappresentano alcuni degli output.

La misurazione permette di capire quanta parte delle risorse mantiene il proprio valore e quanta, invece, esce dal ciclo.

Quali dati raccogliere

Per costruire un indice di circolarità servono dati affidabili e riferiti a un periodo e a un perimetro definiti.

Tra le informazioni da raccogliere possono rientrare:

  • quantità e tipologia dei materiali utilizzati;
  • quota di materia prima vergine e riciclata;
  • materiali provenienti da fonti rinnovabili;
  • quantità di scarti prodotti;
  • quota di rifiuti destinata a recupero o riciclo;
  • consumi di acqua;
  • consumi e fonti energetiche;
  • durata, riparabilità e possibilità di riutilizzo dei prodotti;
  • recupero di componenti e materiali a fine vita.

La disponibilità dei dati determina anche la profondità dell’analisi. Se alcune informazioni non vengono ancora raccolte, la prima valutazione può servire proprio a mostrare le caselle vuote della mappa e a impostare un sistema di monitoraggio più completo.

Come si calcola l’indice di circolarità

Non esiste una formula universale nella quale inserire pochi valori per ottenere il livello di circolarità di qualsiasi azienda.

Il calcolo dipende dalla metodologia scelta. In generale, il percorso mette in relazione indicatori riferiti ai flussi di risorse con il perimetro e gli obiettivi della valutazione.

Un esempio semplice aiuta a capire il principio. Se un’impresa utilizza 1.000 tonnellate di materiale in un anno e 300 provengono da materia riciclata, la quota di materiale riciclato in ingresso è:

300 / 1.000 × 100 = 30%

Questo dato descrive però soltanto una parte del quadro. La stessa azienda potrebbe avere un’elevata percentuale di materiale riciclato in ingresso, ma produrre grandi quantità di scarti non recuperabili.

Per questo un indice di circolarità deve mettere in relazione più dimensioni.

Input: cosa entra nel processo

La prima area riguarda le risorse utilizzate.

L’analisi può distinguere, per esempio, materie prime vergini, materie seconde e materiali provenienti da fonti rinnovabili.

Una maggiore quota di materiali riciclati o recuperati può indicare una minore dipendenza da risorse vergini, ma il dato deve essere letto insieme agli altri indicatori del processo.

Utilizzo: cosa accade durante il processo

La seconda area riguarda ciò che accade all’interno dell’azienda.

Qui possono entrare indicatori relativi a consumi di energia e acqua, efficienza nell’utilizzo delle materie, produzione di scarti e capacità di reinserire residui all’interno dello stesso processo o di altri cicli produttivi.

Gli indicatori di sostenibilità ambientale aiutano quindi a osservare dove si concentrano consumi e perdite.

Output: cosa esce dal processo

Infine occorre osservare cosa accade alle risorse dopo il loro utilizzo.

Rifiuti destinati al riciclo, componenti recuperati, prodotti riparabili, materiali riutilizzati e sottoprodotti possono contribuire a descrivere la capacità dell’organizzazione di chiudere o allungare i cicli delle risorse.

Anche in questo caso, una singola percentuale non è sufficiente: gli output devono essere collegati ai materiali inizialmente immessi nel processo e alle caratteristiche del prodotto.

Quali indicatori di sostenibilità utilizzare

Gli indicatori di sostenibilità permettono di tradurre i flussi aziendali in grandezze confrontabili.

La scelta dipende dal settore e dal perimetro dell’analisi. Un’impresa manifatturiera che utilizza grandi quantità di acciaio avrà esigenze differenti rispetto a un’azienda alimentare o a un’organizzazione di servizi.

Tra gli indicatori possono rientrare la percentuale di materia riciclata utilizzata, il tasso di recupero dei materiali, la quantità di rifiuti per unità di prodotto, il consumo di acqua, il consumo energetico e la quota di risorse mantenute nel ciclo.

È importante evitare di trasformare l’indice in una raccolta indiscriminata di KPI. Ogni indicatore deve descrivere una parte precisa del flusso delle risorse e deve poter essere alimentato da dati verificabili.

Indicatori quantitativi e qualitativi

Non tutto ciò che determina la circolarità può essere descritto immediatamente in chilogrammi, metri cubi o kWh.

Accanto agli indicatori quantitativi possono quindi essere valutati elementi relativi alla progettazione dei prodotti, ai criteri di acquisto, alla gestione dei fornitori e alla presenza di procedure dedicate al recupero delle risorse.

La combinazione delle due letture permette di capire non soltanto quanto materiale viene recuperato oggi, ma anche se l’organizzazione possiede processi capaci di migliorare quel risultato nel tempo.

ISO 59020 e misurazione della circolarità

Un riferimento internazionale specifico è la ISO 59020:2024, Circular economy – Measuring and assessing circularity performance.

Lo standard definisce requisiti e indicazioni per misurare e valutare le performance di circolarità attraverso un processo strutturato e l’utilizzo di indicatori. Può essere applicato a diversi livelli di un sistema economico e permette di definire il perimetro della misurazione, raccogliere i dati e interpretare i risultati.

La ISO 59020 aiuta quindi a evitare uno degli errori più frequenti: attribuire la circolarità di un’organizzazione a un solo indicatore.

La fonte ufficiale può essere consultata direttamente sul sito ISO, ISO 59020:2024.

Dalla misurazione al Circular Check

Calcolare indicatori serve soprattutto a individuare dove intervenire.

Per questo la misurazione può essere inserita all’interno di un assessment più ampio. Il Circular Check consente di osservare diverse aree dell’organizzazione e mettere in relazione dati su materiali, processi, energia, logistica e gestione degli scarti.

In questo modo il risultato non rimane una percentuale isolata, ma diventa una mappa delle aree nelle quali il ciclo delle risorse funziona e dei punti nei quali si interrompe.

Per approfondire questo passaggio puoi leggere anche l’articolo Tecno Group dedicato al Circular Check e alla valutazione della circolarità aziendale [inserire URL dell’articolo precedente una volta pubblicato].

Indice di circolarità: come leggere il risultato

Un indice acquista significato quando viene letto nel tempo.

La prima misurazione definisce una baseline. Le rilevazioni successive permettono di verificare se gli interventi introdotti hanno modificato i flussi osservati.

Se, per esempio, aumenta la percentuale di materia riciclata utilizzata, diminuiscono gli scarti destinati a smaltimento e cresce la quota di componenti recuperati, gli indicatori permettono di osservare il cambiamento attraverso valori confrontabili.

La misurazione può così supportare la definizione di obiettivi e priorità, oltre alla raccolta di informazioni utili per la rendicontazione di sostenibilità.

E i circoli di qualità?

I circoli di qualità appartengono a un ambito differente rispetto agli indicatori utilizzati per calcolare la circolarità.

Si tratta di gruppi di persone che analizzano problemi e possibili miglioramenti legati ai processi aziendali. Non rappresentano quindi un indicatore di economia circolare né un metodo per calcolarne direttamente le performance.

Possono però trovare spazio nei processi organizzativi dedicati al miglioramento, anche quando l’impresa lavora sulla riduzione degli sprechi o sulla revisione dei flussi produttivi.

Non forzerei ulteriormente questa keyword nel testo, perché il legame semantico con l’indice di circolarità è debole e rischierebbe di rendere l’articolo meno preciso.

In sintesi

L’indice di circolarità permette di trasformare materiali, consumi, scarti e capacità di recupero in informazioni misurabili.

Il calcolo non coincide con una formula unica. Occorre prima definire il perimetro dell’analisi, raccogliere i dati sui flussi in ingresso e in uscita e scegliere indicatori di sostenibilità ambientale coerenti con le caratteristiche dell’organizzazione.

Standard come ISO 59020 offrono un riferimento per strutturare la misurazione, mentre strumenti come il Circular Check permettono di ampliare la lettura e individuare le aree sulle quali intervenire.

L’obiettivo finale non è ottenere soltanto un numero, ma capire dove una tonnellata di materiale, un metro cubo d’acqua o un componente possono restare più a lungo all’interno del ciclo.

Definizione e caratteristiche della ISO 50001

Cos’è la ISO 50001: la norma e la certificazione

Lo stretto legame tra sostenibilità energetica e ambientale ha stimolato, nel tempo, le aziende ad intraprendere azioni volte all’efficienza energetica, con benefici che vanno ben oltre la decarbonizzazione e il contrasto ai cambiamenti climatici.
L’efficienza energetica, infatti, è in grado di sostenere la crescita delle aziende in un mercato internazionale sempre più competitivo.
L’implementazione di un Sistema di Gestione Energia, oltre a generare vantaggi competitivi, migliora l’immagine aziendale e i rapporti con stakeholders, clienti, consumatori e istituzioni; consente di ridurre i consumi energetici e le emissioni di CO2, grazie alle azioni correttive suggerite.
Di seguito approfondiamo le caratteristiche del Sistema di Gestione Energia ed i benefici che la certificazione ISO 50001 apporta alle aziende e all’ambiente.

Sistemi di Gestione: cosa sono

Il Sistema di Gestione è un insieme di azioni programmate e coordinate, procedure operative, sistemi di documentazione e registrazione, definito in una norma riconosciuta a livello internazionale. Esistono diversi Sistemi di Gestione, a seconda del settore in cui questi sono sviluppati; a ciascuno di essi si applica una specifica norma tecnica volontaria.
L’obiettivo principale è attuare azioni che consentano all’azienda di tenere sotto controllo i propri processi e le proprie attività, con un miglioramento delle prestazioni.
I Sistemi di Gestione più diffusi sono:

  • Sistemi di Gestione sulla Salute e la Sicurezza: ISO 45001;
  • Sistemi di Gestione della Qualità: ISO 90001;
  • Sistemi di Gestione Ambientale: ISO 14001;
  • Sistemi di Gestione Energetica: ISO 50001.

Ciò che accomuna i Sistemi di Gestione è il Ciclo di Deming (Plan – Do – Check – Act), composto da 4 fasi:

  1. pianificazione degli obiettivi da raggiungere;
  2. realizzazione delle azioni pianificate;
  3. verifica dei risultati tramite misurazione, monitoraggio e audit;
  4. correzione o modifica eventuali dei risultati raggiunti, in linea con gli obiettivi prefissati.

Sistema di Gestione Energia ISO 50001: di cosa si tratta?

Il Sistema di Gestione Energia ISO 50001 fornisce strategie di gestione per aumentare e migliorare l’efficienza energetica, favorendo un uso dell’energia più consapevole e razionale, eliminando sprechi e riducendo i consumi.
L’obiettivo di questo sistema è guidare l’organizzazione – azienda, impresa, pubblica amministrazione – in un processo che permetta di gestire e migliorare in modo continuo il consumo dell’energia, garantendo una riduzione dei costi.

Secondo dati ufficiali ISO, le organizzazioni con ISO 50001 beneficiano nel breve termine di un miglioramento delle prestazioni energetiche del 10% e in alcuni casi anche maggiore: un risultato ottenibile attraverso la ridefinizione della cultura energetica dell’azienda, coinvolgendo tutto il personale.

Il Sistema di Gestione dell’Energia rappresenta un potente strumento nelle mani delle aziende, grazie a risultati concreti e duraturi nel tempo.
Attraverso il sistema di monitoraggio è possibile misurare real time i consumi energetici, rilevare eventuali criticità degli impianti e intervenire tempestivamente.

Le Grandi Imprese che implementano la ISO 50001 sono esonerate dall’obbligo di diagnosi energetica, a condizione che il Sistema di Gestione Energia includa un audit energetico realizzato in conformità con i criteri presenti nell’allegato 2 del D. lgs. 102/2014.

Adottare un Sistema di Gestione Energia aiuta, inoltre, a soddisfare alcuni obiettivi del Global Sustainable Development delle Nazioni Unite: energia pulita e accessibile, città e comunità sostenibili, consumo e produzione responsabili, lotta contro il cambiamento climatico.

Norma ISO 50001: cos’è e a che serve

La norma ISO 50001 è uno standard riconosciuto a livello internazionale che definisce i requisiti per un Sistema di Gestione Energia – SGE; una norma volontaria destinata a tutti i tipi di aziende, di qualsiasi dimensione, settore e posizione geografica.

Introdotta nel 2011, poi aggiornata nel 2018, si è diffusa in modo crescente nel mercato, divenendo un’opportunità per stimolare innovazioni di processo, prodotti e servizi offerti dall’organizzazione, migliorandone la competitività. I benefici derivanti dall’implementazione della ISO 50001 sono considerevoli:

  • ottimizzazione dei consumi energetici;
  • supporto alle imprese pubbliche e private affinché le risorse energetiche e aziendali siano sfruttate nel miglior modo possibile;
  • promozione e semplificazione della gestione di energia al fine di ridurre emissioni di CO2 e altre sostanze inquinanti, che contribuiscono al cambiamento climatico;
  • sostegno all’applicazione di nuove tecnologie nel settore dell’efficienza energetica;
  • integrazione con altri sistemi di gestione, tra cui sicurezza, ambiente, salute e qualità.

Certificazione ISO 50001: quali vantaggi riserva alle aziende

La certificazione ISO 50001 è il riconoscimento dell’impegno dell’azienda nell’adozione di una gestione efficiente dell’energia, una garanzia di affidabilità e credibilità per i clienti.
Riserva alle aziende vantaggi in termini di risparmio, efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Vediamoli nel dettaglio:

  • miglioramento dell’immagine aziendale: dimostrazione del proprio impegno per la salvaguardia ambientale
  • maggiore competitività sul mercato: sempre più clienti prediligono e adottano strategie legate alla sostenibilità
  • inizio di un percorso virtuoso verso la sostenibilità ambientale: allineamento agli obiettivi Ue per il 2030 per la riduzione delle emissioni di CO2
  • ampliamento del portfolio clienti: la richiesta di prodotti e servizi sostenibili è in crescente aumento
  • rispetto dei requisiti normativi: grazie alla certificazione ISO 50001 è possibile accedere ai TEE – Titoli di Efficienza Energetica.

La lotta ai cambiamenti climatici è una priorità concreta, una leva dello sviluppo economico. Con la certificazione ISO 50001 la tua azienda diventa un esempio di sostenibilità sociale, culturale e ambientale; noi ti accompagniamo in questo percorso, preparando la tua azienda all’implementazione della norma ISO 50001.

Compila il form per saperne di più.

ISO 14064 tutto ciò che bisogna sapere

Carbon footprint Iso 14064: rendicontare le emissioni di gas serra

Le imprese che scelgono di conseguire la certificazione carbon footprint, calcolando e comunicando al pubblico l’entità delle proprie emissioni di gas serra, riescono ad ottenere numerosi vantaggi. L’impegno ambientale infatti viene premiato dai consumatori e non solo; vediamo quindi come sviluppare l’inventario delle emissioni GHG e perché è importante.

Carbon Footprint Organizzazione: contrastare i cambiamenti climatici con l’inventario delle emissioni GHG

Sono molte le aziende che scelgono di calcolare la propria impronta di carbonio, al fine di rendicontare le emissioni di gas ad effetto serra e fornire informazioni dettagliate a stakeholders e consumatori attenti alle performance ambientali delle imprese.

Con la Carbon Footprint un’azienda – ma anche un gruppo societario, un singolo cantiere o un sito produttivo – può quantificare la totalità delle emissioni di GHG (gas ad effetto serra) secondo un approccio di tipo inventariale. Cosa significa?

Che se per misurare l’impronta di carbonio di un prodotto viene analizzato l’intero ciclo di vita del bene, nel caso delle organizzazioni si procede con la redazione di un inventario delle emissioni di GHG, tenendo conto di quelle dirette, indirette da consumo energetico e altre emissioni indirette.

Quindi, l’azienda che vuole definire la propria impronta di carbonio e certificarsi, deve seguire quanto definito dalla norma tecnica internazionale ISO 14064 e predisporre:

  • l’inventario dei GHG (Greenhouse Gases – gas ad effetto serra);
  • la procedura di gestione relativa ai dati acquisiti;
  • il report dei GHG da destinare al pubblico.

CFO e ISO 14064: una norma internazionale per sviluppare, progettare e rendicontare

La norma ISO 14064:2019 specifica i principi e i requisiti utili alla quantificazione e alla rendicontazione delle emissioni di gas serra di un’organizzazione. Questa norma aiuta a sviluppare l’inventario delle emissioni di GHG, a gestire i progetti volti alla riduzione/eliminazione delle emissioni e a rendicontare e validare quanto rilevato.

La norma ISO 14064 si compone di tre parti, che possono essere usate anche separatamente:

La prima è dedicata ai principi e ai requisiti utili alla progettazione e allo sviluppo degli inventari di gas serra, incluso i parametri utili alla definizione dei confini di emissione dei gas serra.

La seconda parte è dedicata ai progetti volti a ridurre/eliminare le emissioni di gas serra dell’organizzazione.
Qui ci sono i dettagli utili a definire il progetto, monitorare, quantificare e rendicontare i dati.

La terza parte è dedicata alla verifica di quanto rilevato in merito alle emissioni di GHG.

Certificazione Carbon Footprint: quali vantaggi per le aziende?

L’identificazione delle proprie emissioni di gas serra consente all’azienda che intende conseguire la certificazione carbon footprint di ottenere diversi vantaggi.

Sul piano operativo l’organizzazione ha la possibilità di identificare le sorgenti massive e l’intensità delle emissioni di gas serra relative alle attività aziendali e fare la propria parte per il bene dell’ambiente.

L’inventario delle emissioni di GHG sviluppato diviene, inoltre:

  • un utile baseline per monitorare – da qui in avanti – il miglioramento delle performance ambientali dell’azienda;
  • uno strumento efficace per identificare e gestire i rischi relativi ai gas serra;
  • un dato utile a definire le politiche e le prossime strategie di gestione.

Sul piano comunicativo l’azienda ha la possibilità di coinvolgere e informare stakeholders interni ed esterni circa le performance ambientali dell’organizzazione. Ciò contribuisce a:

  1. Sostenere la Corporate Social Responsability (CSR)
  2. Migliorare la green reputation
  3. Stuzzicare l’interesse dei consumatori e della PA

Certificazione carbon footprint: il nostro processo virtuoso

L’impegno ambientale delle organizzazioni viene premiato. In che modo?

I consumatori – che sono sempre più attenti alla sostenibilità ambientale – tendono a preferire i prodotti e/o servizi delle aziende che hanno un approccio green. La pubblica amministrazione, così come gli enti locali, privilegiano le organizzazioni e le imprese dotate di certificazioni ambientali riservando loro l’accesso facilitato a bandi e gare d’appalti.

È per tutte queste ragioni che il nostro team ha scelto di accompagnare le organizzazioni interessate alla certificazione carbon footprint, in ciò che è stato più volte definito “un processo virtuoso”.

Di cosa si tratta? Del percorso recentemente descritto dai nostri ingegneri, ospiti degli ultimi webinar organizzati da Alma Laboris Business School.

First step: la parola d’ordine di questa prima fase è: consapevolezza. Aiutiamo l’azienda a calcolare l’impronta di carbonio nel rispetto delle norme ISO di riferimento. Gestione, conoscenza e monitoraggio.

Second step: prima di ogni intervento c’è un progetto, una struttura. È in questo momento che il rinnovamento e l’ottimizzazione delle prestazioni ambientali, dei consumi e delle emissioni di gas serra viene strutturato, tenendo conto di tutte le implementazioni e le azioni possibili.

Third step: mettiamo a disposizione del sito produttivo e dell’organizzazione interessata, un software di monitoraggio per agevolare la consultazione futura dei dati e la definizione delle prossime strategie aziendali.

Vuoi conseguire la certificazione Carbon Footprint? Approfitta della prima consulenza gratuita. Contattaci.

Carbon footprint prodotti alimentari

Carbon footprint alimenti: gli obiettivi delle etichette sostenibili

Limitare le emissioni provenienti dal settore alimentare è un’intervento necessario per poter contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Green Deal. La relazione tra sostenibilità e salute spinge alla promozione della consapevolezza nei confronti dei consumatori. Nell’ambito della Farm to Fork Strategy la Commissione europea ha proposto un sistema di etichettatura nutrizionale obbligatorio armonizzato; un’etichetta trasparente, da cui far emergere i dettagli inerenti al processo produttivo e distributivo alimentare. Le etichette sostenibili evidenziano la carbon footprint degli alimenti. Vediamo di cosa si tratta e quali sono le posizioni dei Paesi Ue.

Etichette sostenibili: cosa sono

L’obiettivo delle etichette sostenibili è favorire la transizione verso modelli più green, considerando le emissioni di CO2, gli impatti sulla biodiversità e l’uso di pesticidi.
Le etichette sostenibili consentono ai consumatori di poter decidere se acquistare o meno un prodotto o sceglierne uno piuttosto che un altro.
L’etichetta è prodotta sulla base di specifici standard e considera diversi fattori ambientali. È utile ai consumatori perché:

  • permette di poter scegliere i prodotti alimentari venduti nei supermercati in base al loro impatto ambientale;
  • fornisce informazioni più complete;
  • rappresenta uno strumento efficace in grado di ridurre le emissioni di CO2 legate al settore alimentare;
  • influenza le decisioni dei consumatori, spingendoli verso l’acquisto di cibi meno inquinanti.

Greenwashing ed etichette sostenibili

La Commissione europea lavora da tempo su provvedimenti che possano cambiare le abitudini alimentari dei consumatori. Insieme alle autorità nazionali di tutela dei consumatori ha pubblicato i risultati di un’indagine effettuata sul mercato online; lo scopo era individuare le violazioni del diritto Ue per quanto riguarda la tutela dei consumatori.

L’indagine si è focalizzata sul greenwashing; sono state analizzate le affermazioni ecologiche utilizzate dai produttori ed è emerso che nel 42% dei casi sono risultate false, ingannevoli o potenzialmente scorrette.
L’idea di creare un’etichetta sostenibile unica nasce per rendere maggiormente consapevoli le scelte di acquisto dei consumatori e per annullare ogni tentativo di greenwashing, includendo criteri ambientali e nutrizionali.

Carbon footprint alimenti: da cosa dipende

Circa un terzo delle emissioni di gas serra è legato al settore alimentare, ecco perché le scelte dei piatti che i consumatori decidono di portare in tavola incidono notevolmente sul riscaldamento globale. Le etichette sostenibili non intendono imporre decisioni o restrizioni, cercano piuttosto di sensibilizzare e indirizzare le persone a compiere scelte che possano contribuire a diminuire l’impatto climatico e al contempo migliorare la propria alimentazione.

É importante evidenziare che la carbon footprint degli alimenti dipende da diversi fattori, quindi la responsabilità delle azioni sostenibili nel settore alimentare deve interessare tutti gli attori della filiera, non solo i consumatori:

  • produzione agricola (tradizionale o biologica);
  • tipologia di produzione (regionale, stagionale);
  • tipo di imballaggio;
  • tipologia di prodotto (fresco o congelato);
  • consumo di risorse naturali (acqua, suolo ed energia);
  • trasporto (veicoli o km 0).

Nutri Score ed Eco Score: in cosa consistono

Con l’etichetta nazionale a semaforo Nutri Score l’Ue ha voluto sperimentare un sistema molto simile a quello progettato per segnalare l’efficienza energetica degli elettrodomestici; uno strumento che Gran Bretagna, Francia e successivamente Belgio e Germania, hanno adottato senza problemi.
L’immagine di un semaforo assegna un colore ad ogni alimento in base al livello di zuccheri, grassi e sale contenuti in ognuno di essi. I cibi con semaforo verde sono preferiti rispetto a quelli con semaforo rosso.

Alcune organizzazioni appartenenti al settore alimentare francese hanno lanciato un sistema indipendente denominato Eco Score, nato successivamente al Nutri Score.

Lo scopo è promuovere la consapevolezza sull’impatto ambientale generato dalle abitudini alimentari dei consumatori. L’Eco Score tiene conto del ciclo di vita del prodotto, (produzione, trasporto, imballaggi) rispetto a quanto accade nell’etichetta a semaforo alimentare che invece considera gli aspetti nutrizionali.

Nutri Score: il pensiero dell’Italia

Il modello di etichettatura Nutri Score è universalmente riconosciuto da nutrizionisti e scienziati. Nonostante ciò, in Italia vi sono stati diversi ostacoli nella sua applicazione in quanto le indicazioni a semaforo sono state definite penalizzanti per la dieta mediterranea e per i prodotti made in Italy. Questo ha fatto sì che venisse introdotto il NutrInform Battery.

Nutrinform Battery: definizione e obiettivi del sistema a batteria italiano

Il NutrInform Battery è stato introdotto ufficialmente in Italia a dicembre 2020, in alternativa al Nutri Score. Si tratta di un sistema totalmente italiano proposto dalla Commissione europea e promosso dai Ministeri dello Sviluppo Economico, delle Politiche Agricole, della Salute e degli Esteri; è stato realizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio per la Ricerca Economica e Alimentare e i rappresentanti delle associazioni di categoria dell’intera filiera agroalimentare e dei consumatori.

Il periodo sperimentale in cui è stato applicato il sistema a batteria ha fatto emergere quanto sia stato utile nel facilitare la comprensione da parte dei consumatori in merito all’apporto energetico e nutritivo degli alimenti. L’etichetta è pensata come una batteria in cui sono rappresentati i valori relativi ad una singola porzione di cibo consumata; sono indicate le percentuali di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale presenti in ogni singola porzione, rispetto alla quantità raccomandata quotidianamente.

Gli obiettivi del sistema a batteria sono:

  • combattere le patologie legate alle cattive abitudini alimentari;
  • spingere i consumatori a ridurre l’impatto ambientale derivante dai cibi consumati;
  • valutare quanto incide ogni alimento all’interno della dieta alimentare.

Misura la carbon footprint alimenti e riduci l’impatto ambientale

La produzione alimentare responsabile consente di ridurre l’impatto ambientale e facilita le scelte di consumo. Ogni prodotto ha un’impronta di carbonio più o meno elevata, che dipende dalle emissioni di CO2 generate durante tutto il ciclo di produzione.

Le emissioni di gas serra nel settore alimentare derivano dall’utilizzo delle risorse naturali, dai materiali usati per il packaging e dai macchinari necessari per la produzione, il confezionamento e il trasporto.
Misurare la carbon footprint degli alimenti ti permette di ottenere importanti vantaggi, sia economici sia ambientali.

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