Economia circolare aziende: quali buone pratiche possono adottare le imprese per ridurre gli sprechi e utilizzare meglio le risorse? Dal recupero degli scarti di produzione all’impiego di materie prime riciclate, fino alla progettazione di prodotti riparabili, le possibilità di intervento riguardano materiali, processi e modelli produttivi.
Ma quali interventi possono essere considerati buone pratiche di economia circolare? E come può un’impresa capire se le soluzioni adottate riducono davvero il consumo di risorse?
Il passaggio da un modello lineare, basato sull’estrazione delle materie prime, sulla produzione e sullo smaltimento, a un modello circolare richiede di osservare l’intero ciclo di vita dei prodotti e individuare dove sia possibile evitare sprechi, mantenere in uso i materiali e recuperare valore.
In questo articolo vedremo quali sono le principali buone pratiche di economia circolare, come applicarle ai processi aziendali e quali indicatori utilizzare per valutarne i risultati.
Cosa si intende per buona pratica di economia circolare?
Una buona pratica di economia circolare è un’attività, un processo o un modello organizzativo che contribuisce a mantenere prodotti e materiali in uso più a lungo, ridurre il consumo di risorse e limitare la produzione di rifiuti.
Non coincide necessariamente con il riciclo. Un’impresa può adottare un approccio circolare anche attraverso la progettazione di prodotti riparabili, la manutenzione delle apparecchiature, il riutilizzo degli imballaggi o il recupero degli scarti di lavorazione.
Per esempio, un’azienda che produce componenti metallici può intervenire su più fronti: ridurre gli sfridi durante il taglio delle lamiere, recuperare il materiale residuo e utilizzare una quota maggiore di metallo riciclato negli acquisti.
Una buona pratica deve però essere valutata rispetto ai risultati che produce. L’utilizzo di un materiale riciclato, da solo, non dimostra che l’intero processo abbia un impatto ambientale inferiore. Occorre considerare anche consumi energetici, trasporti, durata del prodotto e possibilità di recupero al termine dell’utilizzo.
UNI/TR 11821: cosa ci insegna sulle buone pratiche
La UNI/TR 11821:2023 è un rapporto tecnico italiano dedicato alla raccolta e all’analisi di buone pratiche di economia circolare.
Il documento esamina 41 esperienze, con l’obiettivo di offrire alle organizzazioni esempi di modelli e soluzioni già applicati.
Tra gli approcci considerati rientrano l’estensione della vita utile dei prodotti, i modelli di prodotto come servizio e l’utilizzo dei sottoprodotti.
Il rapporto permette alle imprese di osservare come i principi della circolarità possano essere tradotti in attività aziendali. Non propone, però, un elenco di interventi validi indistintamente per ogni settore.
Una soluzione adatta a un produttore di macchinari potrebbe non esserlo per un’impresa alimentare o per un’azienda che realizza imballaggi.
Per questo motivo, le esperienze raccolte nella UNI/TR 11821 rappresentano riferimenti da esaminare alla luce dei materiali utilizzati, dei processi produttivi e delle caratteristiche della propria filiera.
Economia circolare e sviluppo sostenibile: le principali strategie aziendali
Il rapporto tra economia circolare e sviluppo sostenibile riguarda soprattutto l’impiego delle risorse naturali, la gestione dei materiali e la riduzione degli sprechi.
Le strategie circolari possono contribuire agli obiettivi ambientali di un’organizzazione, ma devono essere valutate anche rispetto agli effetti energetici, economici e sociali.
Le aziende possono intervenire in diverse fasi del ciclo produttivo, dalla progettazione all’acquisto delle materie prime, fino alla gestione dei prodotti dopo l’utilizzo.
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, la diffusione dei modelli di economia circolare nelle imprese richiede interventi sulla durata dei prodotti, sul riutilizzo delle risorse e sui modelli di consumo. Il rapporto pubblicato nel 2026 evidenzia anche il ruolo della collaborazione tra aziende, dell’innovazione e delle politiche europee nel favorire l’adozione di queste soluzioni.
Estensione del ciclo di vita dei prodotti
Prolungare la durata di un prodotto significa ridurre la necessità di sostituirlo frequentemente e, quando possibile, limitare l’impiego di nuove risorse.
Le aziende possono adottare questa strategia attraverso:
- Progettazione di prodotti riparabili, con componenti sostituibili.
- Servizi di manutenzione preventiva e riparazione.
- Ricondizionamento di macchinari e apparecchiature.
- Disponibilità di pezzi di ricambio per periodi più lunghi.
Un produttore di macchine industriali, per esempio, può progettare apparecchiature nelle quali motori, sensori e schede elettroniche siano sostituibili senza dover cambiare l’intera macchina.
In questo modo, la manutenzione può diventare parte integrante del modello di circolarità aziendale.
Riutilizzo e recupero
Il riutilizzo permette di impiegare nuovamente un prodotto o un componente senza trasformarlo in una nuova materia prima.
Il recupero, invece, comprende operazioni differenti, tra cui il recupero di materiali dai rifiuti, secondo le definizioni previste dalla normativa applicabile.
Un esempio è rappresentato dagli imballaggi industriali: cassette, contenitori rigidi e pallet possono essere progettati per compiere più cicli di trasporto tra fornitori e stabilimenti.
Per valutare questa soluzione occorre considerare il numero effettivo di utilizzi, le operazioni di pulizia, i trasporti di ritorno e le perdite dei contenitori.
La priorità non è soltanto recuperare più materiali, ma evitare che prodotti ancora utilizzabili diventino rifiuti prima del necessario.
Utilizzo dei sottoprodotti
Alcuni residui di produzione possono essere utilizzati in altri processi industriali, purché rispettino le condizioni previste dalla normativa per essere qualificati come sottoprodotti.
È importante distinguere questa possibilità dal recupero dei rifiuti: non ogni scarto può essere automaticamente classificato come sottoprodotto.
Un’impresa agroalimentare, per esempio, può valutare se determinati residui di lavorazione possano essere destinati ad altri impieghi produttivi, nel rispetto dei requisiti tecnici e normativi.
Analogamente, in alcune filiere manifatturiere, materiali residui possono diventare input per processi differenti.
L’applicazione richiede di verificare la continuità dell’utilizzo, le caratteristiche del materiale, la possibilità di impiego diretto e la conformità alle disposizioni vigenti.
Prodotto come servizio
Nel modello di prodotto come servizio, il cliente acquista una prestazione o l’accesso a una funzione anziché necessariamente la proprietà del bene.
Un esempio è il contratto attraverso il quale un’azienda utilizza un macchinario pagando per le ore di funzionamento o per il servizio ricevuto.
Il fornitore può mantenere la proprietà dell’apparecchiatura e occuparsi della manutenzione, della riparazione e del recupero dei componenti.
Questo modello può favorire una maggiore attenzione alla durata dei prodotti, perché il fornitore ha interesse a mantenere le apparecchiature efficienti nel tempo.
Non è però circolare per definizione: occorre verificare se il servizio comporti effettivamente un uso più efficiente delle risorse rispetto all’acquisto tradizionale.
Ottimizzazione delle risorse
Una strategia di economia circolare può partire anche dall’analisi dei materiali utilizzati quotidianamente nello stabilimento.
Tra gli interventi possibili rientrano la riduzione degli sfridi, il riutilizzo delle acque di processo dove consentito, l’ottimizzazione del taglio dei materiali e la scelta di componenti che facilitino il disassemblaggio.
Per esempio, un’azienda che lavora pannelli di legno può modificare gli schemi di taglio per ricavare un numero maggiore di componenti da ogni pannello.
L’efficacia dell’intervento può essere verificata attraverso la quantità di materia prima impiegata per unità prodotta e il volume degli scarti generati.
In questo caso, la circolarità parte da una domanda precisa: quanta parte del materiale acquistato diventa effettivamente prodotto e quanta viene persa durante la lavorazione?
Esempi di economia circolare applicabili alle imprese
Le aziende che fanno economia circolare possono adottare soluzioni molto diverse tra loro. Non esiste un unico modello: un’impresa tessile deve affrontare problemi differenti rispetto a un produttore di macchinari o a un’azienda alimentare.
Per comprendere quali interventi siano applicabili, è utile osservare alcuni esempi di economia circolare nelle aziende, associati ai rispettivi risultati da misurare.
| Settore | Esempio di buona pratica | Cosa misurare |
|---|---|---|
| Metalmeccanico | Recupero degli sfridi di lavorazione e utilizzo di metalli riciclati | Materiale recuperato e quota di riciclato negli acquisti |
| Tessile | Riparazione dei capi e recupero delle fibre | Durata dei prodotti e quantità di fibre recuperate |
| Alimentare | Valorizzazione dei residui di produzione | Quantità di residui destinati a nuovi utilizzi |
| Imballaggi | Introduzione di cassette e contenitori riutilizzabili | Numero di cicli di utilizzo e perdite |
| Macchinari industriali | Ricondizionamento e sostituzione dei componenti usurati | Vita utile delle apparecchiature e parti riutilizzate |
Questi esempi descrivono possibili applicazioni, non risultati già verificati presso aziende specifiche.
Un’impresa può iniziare da una singola linea produttiva, misurare i materiali in ingresso e in uscita e valutare se estendere l’intervento ad altri stabilimenti.
Il confronto tra la situazione iniziale e quella successiva permette di capire se la soluzione adottata abbia effettivamente migliorato l’utilizzo delle risorse.
Come valutare l’efficacia di una strategia circolare
Una buona pratica non dovrebbe essere valutata soltanto in base alla sua adozione, ma soprattutto attraverso i risultati ottenuti.
Per questo motivo, prima di avviare un intervento, è utile individuare alcuni indicatori e raccogliere i dati relativi alla situazione iniziale.
Tra le informazioni più rilevanti rientrano:
- Indice di riciclato: quota di materiale riciclato presente in un prodotto o utilizzata in un processo, secondo un perimetro e un metodo di calcolo definiti.
- Consumo di materie prime vergini: quantità di risorse non riciclate impiegate nella produzione.
- Produzione di rifiuti: quantità di rifiuti generati per unità di prodotto o per periodo.
- Durata dei prodotti: vita utile effettiva e possibilità di riparazione o ricondizionamento.
- Tasso di riutilizzo: quota di prodotti, componenti o imballaggi impiegati in più cicli.
- Consumi energetici e idrici: risorse necessarie per ottenere il prodotto o il servizio.
Indice di riciclato: cosa misura e perché è utile
L’indice di riciclato è uno degli indicatori che possono aiutare un’impresa a comprendere quanto materiale riciclato viene impiegato nei propri prodotti o processi.
Per esempio, se un componente contiene 30 kg di materiale riciclato su 100 kg di materiale totale, la quota di riciclato è pari al 30%, a condizione che i dati e il perimetro di calcolo siano coerenti.
Questo valore può essere utile per confrontare forniture o monitorare la sostituzione delle materie prime vergini.
Tuttavia, una percentuale elevata di riciclato non equivale automaticamente a un livello elevato di circolarità aziendale.
Un prodotto potrebbe contenere materiale riciclato ma avere una vita utile breve, essere difficile da riparare oppure richiedere consumi elevati durante la produzione.
Per questo motivo, l’indice di riciclato dovrebbe essere esaminato insieme ad altri indicatori, in modo da ottenere una lettura più completa dei processi aziendali.
Dalle buone pratiche alla misurazione della circolarità
Adottare una buona pratica è il primo passo. Per comprendere come questa contribuisca alla circolarità dell’organizzazione, occorre inserirla in un sistema di valutazione più ampio.
La UNI/TS 11820:2024 definisce una metodologia per misurare il livello di circolarità delle organizzazioni attraverso indicatori e un punteggio finale.
La norma e il rapporto tecnico UNI/TR 11821:2023 rispondono quindi a esigenze differenti: il rapporto tecnico raccoglie e analizza buone pratiche, mentre la specifica tecnica fornisce un metodo per misurare la circolarità.
Per conoscere le caratteristiche dei due documenti e le loro differenze, leggi anche l’articolo “UNI/TS 11820 e UNI/TR 11821: cosa devono sapere le aziende”.
La UNI/TR 11821 propone inoltre un metodo di analisi delle pratiche che ne considera caratteristiche, risultati e possibilità di confronto.
Come passare dall’analisi agli interventi
Un percorso aziendale può essere organizzato attraverso cinque attività:
- Analizzare i processi: individuare materiali in ingresso, prodotti, residui e rifiuti.
- Definire le priorità: identificare le fasi con maggior consumo di risorse o produzione di scarti.
- Selezionare le soluzioni: valutare interventi di prevenzione, riutilizzo, riparazione e recupero.
- Misurare i risultati: raccogliere dati prima e dopo l’intervento attraverso indicatori coerenti.
- Rivedere le scelte: verificare se estendere, modificare o sostituire le pratiche adottate.
La valutazione deve tenere conto anche degli effetti indiretti. Per esempio, il recupero di un materiale potrebbe richiedere trattamenti o trasporti aggiuntivi: il beneficio complessivo va quindi verificato, non presunto.
Il supporto di Tecno Group per la circolarità aziendale
Tecno Group supporta le imprese nell’analisi dei processi e nella misurazione della circolarità attraverso servizi dedicati alla Circular Economy.
Il percorso può partire da un Check Up di Circolarità e proseguire con un’analisi personalizzata di materiali, processi produttivi, logistica, gestione degli scarti e modelli di business.
Tra gli strumenti disponibili rientra il Check Up Tool (CUT), sviluppato insieme a ERGO, Università Bocconi e Scuola Superiore Sant’Anna. Tecno Group propone inoltre valutazioni in linea con standard riconosciuti, tra cui UNI/TS 11820 e ISO 59020.
L’obiettivo è individuare dove intervenire, definire indicatori di misurazione e verificare nel tempo i risultati delle soluzioni adottate.
In sintesi
Le buone pratiche di economia circolare permettono alle aziende di intervenire su prodotti, materiali e processi attraverso soluzioni come il riutilizzo, la riparazione, il recupero degli scarti e l’estensione della vita utile dei beni.
La scelta degli interventi deve partire dalle caratteristiche dell’organizzazione e dai dati disponibili. Non tutte le soluzioni producono gli stessi risultati e non ogni attività di riciclo determina automaticamente un miglioramento complessivo.
Collegare le buone pratiche alla misurazione della circolarità permette di valutare gli effetti delle scelte aziendali e individuare nuove possibilità di intervento.