Iperammortamento: come funziona e quali beni sono ammessi

Capire l’iperammortamento e come funziona è oggi fondamentale per le imprese che intendono investire in digitalizzazione, innovazione e trasformazione energetica. La misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 prevede una maggiorazione fiscale del costo di acquisizione di determinati beni strumentali, consentendo alle aziende di aumentare le quote di ammortamento deducibili e ridurre l’imponibile ai fini delle imposte sui redditi.

Per molte organizzazioni si tratta di un’opportunità per accelerare investimenti in tecnologie digitali, sistemi di raccolta dati, monitoraggio energetico e automazione dei processi produttivi.

Ma quali beni sono ammessi? Quando è necessaria la perizia Industria 4.0? E quali differenze esistono rispetto alla Nuova Sabatini?

In questo articolo analizziamo requisiti, beni agevolabili e modalità di accesso alla misura.

Cos’è il nuovo iperammortamento

Il nuovo iperammortamento sostiene il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese attraverso una maggiorazione fiscale del costo di acquisizione dei beni agevolabili.

A differenza dei precedenti crediti d’imposta Transizione 4.0 e Transizione 5.0, il beneficio non viene riconosciuto sotto forma di credito compensabile tramite modello F24. L’agevolazione opera invece aumentando il valore fiscalmente riconosciuto del bene e consentendo all’impresa di dedurre quote di ammortamento più elevate nel corso degli anni.

La misura si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 e riguarda sia beni materiali e immateriali funzionali alla trasformazione digitale sia investimenti destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo.

Iperammortamento: come funziona

L’iperammortamento consente di aumentare il valore fiscalmente riconosciuto del bene acquistato. In questo modo l’impresa può dedurre quote di ammortamento superiori rispetto al costo effettivamente sostenuto, ottenendo un beneficio fiscale distribuito nel tempo.

In termini operativi, il percorso si articola in cinque passaggi:

  1. individuazione del bene agevolabile;
  2. acquisto e interconnessione del bene ai sistemi aziendali;
  3. trasmissione delle comunicazioni previste tramite la piattaforma GSE;
  4. predisposizione della documentazione tecnica e della perizia Industria 4.0;
  5. utilizzo della maggiorazione fiscale attraverso le quote di ammortamento.

La misura prevede tre diverse aliquote di maggiorazione:

Quota di investimentoMaggiorazione del costo
Fino a 2,5 milioni di euro180%
Oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro100%
Oltre 10 milioni e fino a 20 milioni di euro50%

Possono accedere all’agevolazione tutte le imprese residenti e le stabili organizzazioni con sede in Italia, indipendentemente dal settore economico, dalla forma giuridica o dalla dimensione aziendale.

Iperammortamento: quali beni sono ammessi

L’agevolazione riguarda beni materiali e immateriali nuovi funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, purché interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Tra gli investimenti che possono rientrare nella misura figurano:

  • macchinari e impianti interconnessi;
  • sistemi di automazione industriale;
  • sensori e dispositivi IoT;
  • software per la gestione della produzione;
  • piattaforme di raccolta e analisi dei dati;
  • piattaforme per la sostenibilità, la Carbon Footprint e il Digital Product Passport;
  • sistemi di supervisione e controllo;
  • infrastrutture digitali per il monitoraggio dei processi.

Sono inoltre agevolabili gli investimenti destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo, inclusi i relativi sistemi di accumulo.

Monitoraggio energetico, sostenibilità e integrazione dei dati

Tra gli investimenti che stanno assumendo un ruolo sempre più importante vi sono le soluzioni dedicate al monitoraggio energetico, alla digitalizzazione dei dati e alla gestione delle informazioni legate alla sostenibilità.

Rientrano in questo ambito sistemi di raccolta dati in tempo reale, piattaforme per il monitoraggio energetico, strumenti di fleet e fuel management, software per la supervisione degli impianti e applicazioni dedicate all’integrazione delle informazioni provenienti da macchinari, siti produttivi e sistemi gestionali.

Questo approccio permette inoltre di mettere in relazione dati operativi, energetici e ambientali all’interno di un unico ecosistema informativo, migliorando la capacità di analisi e supportando processi decisionali più efficaci.

Iperammortamento: requisiti per accedere all’agevolazione

Per beneficiare dell’iperammortamento non è sufficiente acquistare un bene tecnologicamente avanzato.

I beni devono rispettare alcuni requisiti fondamentali previsti dalla normativa. Il primo riguarda l’interconnessione. Il bene deve essere in grado di scambiare dati con il sistema aziendale di gestione della produzione o con la rete di fornitura.

Il secondo requisito riguarda la natura dell’investimento, che deve riferirsi a beni strumentali nuovi destinati all’attività d’impresa.

Infine, è necessario conservare tutta la documentazione richiesta per dimostrare il corretto utilizzo dell’agevolazione e il possesso dei requisiti previsti.

Perizia Industria 4.0 e procedura di accesso

La documentazione rappresenta uno degli aspetti più importanti dell’intero processo.

La conformità dei beni e il possesso dei requisiti richiesti devono essere attestati attraverso una perizia tecnica asseverata oppure mediante una certificazione rilasciata da un ente accreditato.

Quando serve la perizia Industria 4.0

La perizia ha il compito di verificare che il bene possieda le caratteristiche tecniche previste dalla normativa e che sia correttamente interconnesso ai sistemi aziendali.

Accanto alla perizia tecnica è inoltre richiesta una certificazione contabile che attesti l’effettivo sostenimento delle spese agevolabili.

La procedura di accesso prevede l’invio delle comunicazioni tramite la piattaforma del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che gestisce prenotazione, conferma e completamento degli investimenti.

Nuova Sabatini 2026: come funziona e quali sono le differenze con l’iperammortamento

La Nuova Sabatini e l’iperammortamento perseguono lo stesso obiettivo, sostenere gli investimenti delle imprese, ma attraverso strumenti differenti.

L’iperammortamento genera un beneficio fiscale grazie alla maggiorazione del costo del bene e delle relative quote di ammortamento.

La Nuova Sabatini, invece, sostiene l’acquisto di beni strumentali attraverso un contributo collegato ai finanziamenti ottenuti dall’impresa.

Le due misure possono risultare complementari e contribuire a sostenere percorsi di innovazione, digitalizzazione e ammodernamento tecnologico.

FAQ sull’iperammortamento

Chi può accedere all’iperammortamento?

Tutte le imprese residenti e le stabili organizzazioni con sede in Italia possono accedere alla misura, indipendentemente da dimensione, settore e forma giuridica.

I software rientrano tra i beni agevolabili?

Sì. L’agevolazione comprende anche software e beni immateriali funzionali alla trasformazione digitale delle imprese.

I sistemi di monitoraggio energetico sono ammessi?

I sistemi dedicati al monitoraggio consumi elettrici industriali, alla raccolta dati e alla gestione energetica possono rientrare tra gli investimenti agevolabili se rispettano i requisiti previsti dalla normativa.

Quando è necessaria la perizia Industria 4.0?

La perizia o la certificazione equivalente serve a dimostrare il possesso dei requisiti tecnici richiesti e l’avvenuta interconnessione del bene.

L’iperammortamento è cumulabile con la Nuova Sabatini?

La cumulabilità deve essere verificata caso per caso sulla base delle disposizioni applicabili e delle caratteristiche dell’investimento.

Vuoi approfondire la normativa?

Consulta il testo del decreto attuativo del 7 maggio 2026 che disciplina requisiti, beni agevolabili e modalità di accesso all’iperammortamento.

In sintesi

Il nuovo iperammortamento rappresenta un’opportunità per accelerare investimenti in tecnologie digitali, sistemi di raccolta dati, monitoraggio energetico, integrazione dei processi industriali e piattaforme software dedicate alla gestione delle informazioni aziendali.

Tra gli investimenti che possono beneficiare dell’agevolazione rientrano sistemi per il monitoraggio energetico e dei consumi, piattaforme per la raccolta e l’integrazione dei dati aziendali, software dedicati alla sostenibilità, alla Carbon Footprint e al Digital Product Passport, oltre a soluzioni che favoriscono la convergenza tra sistemi IT e OT. Queste tecnologie consentono di migliorare il controllo dei processi, la tracciabilità delle informazioni e la capacità di lettura delle performance aziendali.

Per ottenere il massimo valore dall’agevolazione è fondamentale verificare l’ammissibilità dei beni, il rispetto dei requisiti di interconnessione e la corretta predisposizione della documentazione tecnica richiesta dalla normativa.

Articoli correlati
Indicatori di sostenibilità ambientale utilizzati per misurare l’economia circolare e la circolarità di un’azienda.

Come si calcola l’indice di circolarità: guida pratica

Quanto sono circolari i processi di un’azienda? Per rispondere non basta conoscere la percentuale di rifiuti riciclati. Occorre osservare come materiali, risorse ed energia entrano nei processi, quanto a lungo mantengono il proprio valore e cosa accade quando escono dal ciclo produttivo.

L’indice di circolarità serve a trasformare queste informazioni in dati misurabili. La valutazione può includere materie prime, materiali riciclati, riutilizzo, recupero, rifiuti, acqua ed energia, con indicatori scelti in funzione del perimetro analizzato.

Non esiste però un unico indice valido in ogni situazione. Il risultato dipende dal metodo adottato, dagli indicatori selezionati e dai confini dell’analisi. Oggi esistono standard specifici che aiutano le organizzazioni a costruire questa misurazione, tra cui UNI/TS 11820 e ISO 59020.

In questo articolo vedremo come si misura l’economia circolare, quali indicatori di sostenibilità ambientale possono essere utilizzati e come costruire una valutazione capace di mostrare dove le risorse restano nel ciclo e dove, invece, si disperdono.

Cos’è l’indice di circolarità

L’indice di circolarità è uno strumento utilizzato per rappresentare attraverso dati e indicatori il livello di circolarità di un’organizzazione, di un prodotto o di un processo.

L’obiettivo è superare una lettura basata su un solo dato. Una percentuale elevata di raccolta differenziata, per esempio, non descrive da sola quanto un’impresa sia circolare.

Per comprendere prima di tutto come cambia il modello di utilizzo delle risorse rispetto a un sistema tradizionale, puoi approfondire le differenze tra i due approcci nell’articolo “Economia circolare vs economia lineare: guida alla circular economy aziendale”.

Occorre osservare l’intero flusso delle risorse: quali materiali entrano, da dove provengono, come vengono utilizzati, quanto durano e quale destinazione hanno al termine dell’utilizzo.

Per questo la misurazione può integrare indicatori quantitativi e informazioni qualitative, così da costruire una fotografia più ampia dell’organizzazione.

Per approfondire l’approccio di Tecno Group puoi consultare la pagina dedicata alla Circular Economy.

Come si misura l’economia circolare

Misurare l’economia circolare significa innanzitutto stabilire cosa si vuole misurare.

Il perimetro può comprendere l’intera organizzazione, uno stabilimento, un processo oppure uno specifico prodotto. Questa scelta influenza i dati da raccogliere e gli indicatori da utilizzare.

Il passaggio successivo consiste nel ricostruire i principali flussi in ingresso e in uscita. Materie prime, materiali riciclati, acqua ed energia entrano nei processi produttivi; prodotti, sottoprodotti, emissioni e rifiuti ne rappresentano alcuni degli output.

La misurazione permette di capire quanta parte delle risorse mantiene il proprio valore e quanta, invece, esce dal ciclo.

Quali dati raccogliere

Per costruire un indice di circolarità servono dati affidabili e riferiti a un periodo e a un perimetro definiti.

Tra le informazioni da raccogliere possono rientrare:

  • quantità e tipologia dei materiali utilizzati;
  • quota di materia prima vergine e riciclata;
  • materiali provenienti da fonti rinnovabili;
  • quantità di scarti prodotti;
  • quota di rifiuti destinata a recupero o riciclo;
  • consumi di acqua;
  • consumi e fonti energetiche;
  • durata, riparabilità e possibilità di riutilizzo dei prodotti;
  • recupero di componenti e materiali a fine vita.

La disponibilità dei dati determina anche la profondità dell’analisi. Se alcune informazioni non vengono ancora raccolte, la prima valutazione può servire proprio a mostrare le caselle vuote della mappa e a impostare un sistema di monitoraggio più completo.

Come si calcola l’indice di circolarità

Non esiste una formula universale nella quale inserire pochi valori per ottenere il livello di circolarità di qualsiasi azienda.

Il calcolo dipende dalla metodologia scelta. In generale, il percorso mette in relazione indicatori riferiti ai flussi di risorse con il perimetro e gli obiettivi della valutazione.

Un esempio semplice aiuta a capire il principio. Se un’impresa utilizza 1.000 tonnellate di materiale in un anno e 300 provengono da materia riciclata, la quota di materiale riciclato in ingresso è:

300 / 1.000 × 100 = 30%

Questo dato descrive però soltanto una parte del quadro. La stessa azienda potrebbe avere un’elevata percentuale di materiale riciclato in ingresso, ma produrre grandi quantità di scarti non recuperabili.

Per questo un indice di circolarità deve mettere in relazione più dimensioni.

Input: cosa entra nel processo

La prima area riguarda le risorse utilizzate.

L’analisi può distinguere, per esempio, materie prime vergini, materie seconde e materiali provenienti da fonti rinnovabili.

Una maggiore quota di materiali riciclati o recuperati può indicare una minore dipendenza da risorse vergini, ma il dato deve essere letto insieme agli altri indicatori del processo.

Utilizzo: cosa accade durante il processo

La seconda area riguarda ciò che accade all’interno dell’azienda.

Qui possono entrare indicatori relativi a consumi di energia e acqua, efficienza nell’utilizzo delle materie, produzione di scarti e capacità di reinserire residui all’interno dello stesso processo o di altri cicli produttivi.

Gli indicatori di sostenibilità ambientale aiutano quindi a osservare dove si concentrano consumi e perdite.

Output: cosa esce dal processo

Infine occorre osservare cosa accade alle risorse dopo il loro utilizzo.

Rifiuti destinati al riciclo, componenti recuperati, prodotti riparabili, materiali riutilizzati e sottoprodotti possono contribuire a descrivere la capacità dell’organizzazione di chiudere o allungare i cicli delle risorse.

Anche in questo caso, una singola percentuale non è sufficiente: gli output devono essere collegati ai materiali inizialmente immessi nel processo e alle caratteristiche del prodotto.

Quali indicatori di sostenibilità utilizzare

Gli indicatori di sostenibilità permettono di tradurre i flussi aziendali in grandezze confrontabili.

La scelta dipende dal settore e dal perimetro dell’analisi. Un’impresa manifatturiera che utilizza grandi quantità di acciaio avrà esigenze differenti rispetto a un’azienda alimentare o a un’organizzazione di servizi.

Tra gli indicatori possono rientrare la percentuale di materia riciclata utilizzata, il tasso di recupero dei materiali, la quantità di rifiuti per unità di prodotto, il consumo di acqua, il consumo energetico e la quota di risorse mantenute nel ciclo.

È importante evitare di trasformare l’indice in una raccolta indiscriminata di KPI. Ogni indicatore deve descrivere una parte precisa del flusso delle risorse e deve poter essere alimentato da dati verificabili.

Indicatori quantitativi e qualitativi

Non tutto ciò che determina la circolarità può essere descritto immediatamente in chilogrammi, metri cubi o kWh.

Accanto agli indicatori quantitativi possono quindi essere valutati elementi relativi alla progettazione dei prodotti, ai criteri di acquisto, alla gestione dei fornitori e alla presenza di procedure dedicate al recupero delle risorse.

La combinazione delle due letture permette di capire non soltanto quanto materiale viene recuperato oggi, ma anche se l’organizzazione possiede processi capaci di migliorare quel risultato nel tempo.

ISO 59020 e misurazione della circolarità

Un riferimento internazionale specifico è la ISO 59020:2024, Circular economy – Measuring and assessing circularity performance.

Lo standard definisce requisiti e indicazioni per misurare e valutare le performance di circolarità attraverso un processo strutturato e l’utilizzo di indicatori. Può essere applicato a diversi livelli di un sistema economico e permette di definire il perimetro della misurazione, raccogliere i dati e interpretare i risultati.

La ISO 59020 aiuta quindi a evitare uno degli errori più frequenti: attribuire la circolarità di un’organizzazione a un solo indicatore.

La fonte ufficiale può essere consultata direttamente sul sito ISO, ISO 59020:2024.

Dalla misurazione al Circular Check

Calcolare indicatori serve soprattutto a individuare dove intervenire.

Per questo la misurazione può essere inserita all’interno di un assessment più ampio. Il Circular Check consente di osservare diverse aree dell’organizzazione e mettere in relazione dati su materiali, processi, energia, logistica e gestione degli scarti.

In questo modo il risultato non rimane una percentuale isolata, ma diventa una mappa delle aree nelle quali il ciclo delle risorse funziona e dei punti nei quali si interrompe.

Per approfondire questo passaggio puoi leggere anche l’articolo Tecno Group dedicato al Circular Check e alla valutazione della circolarità aziendale [inserire URL dell’articolo precedente una volta pubblicato].

Indice di circolarità: come leggere il risultato

Un indice acquista significato quando viene letto nel tempo.

La prima misurazione definisce una baseline. Le rilevazioni successive permettono di verificare se gli interventi introdotti hanno modificato i flussi osservati.

Se, per esempio, aumenta la percentuale di materia riciclata utilizzata, diminuiscono gli scarti destinati a smaltimento e cresce la quota di componenti recuperati, gli indicatori permettono di osservare il cambiamento attraverso valori confrontabili.

La misurazione può così supportare la definizione di obiettivi e priorità, oltre alla raccolta di informazioni utili per la rendicontazione di sostenibilità.

E i circoli di qualità?

I circoli di qualità appartengono a un ambito differente rispetto agli indicatori utilizzati per calcolare la circolarità.

Si tratta di gruppi di persone che analizzano problemi e possibili miglioramenti legati ai processi aziendali. Non rappresentano quindi un indicatore di economia circolare né un metodo per calcolarne direttamente le performance.

Possono però trovare spazio nei processi organizzativi dedicati al miglioramento, anche quando l’impresa lavora sulla riduzione degli sprechi o sulla revisione dei flussi produttivi.

Non forzerei ulteriormente questa keyword nel testo, perché il legame semantico con l’indice di circolarità è debole e rischierebbe di rendere l’articolo meno preciso.

In sintesi

L’indice di circolarità permette di trasformare materiali, consumi, scarti e capacità di recupero in informazioni misurabili.

Il calcolo non coincide con una formula unica. Occorre prima definire il perimetro dell’analisi, raccogliere i dati sui flussi in ingresso e in uscita e scegliere indicatori di sostenibilità ambientale coerenti con le caratteristiche dell’organizzazione.

Standard come ISO 59020 offrono un riferimento per strutturare la misurazione, mentre strumenti come il Circular Check permettono di ampliare la lettura e individuare le aree sulle quali intervenire.

L’obiettivo finale non è ottenere soltanto un numero, ma capire dove una tonnellata di materiale, un metro cubo d’acqua o un componente possono restare più a lungo all’interno del ciclo.

Definizione e caratteristiche della ISO 50001

Cos’è la ISO 50001: la norma e la certificazione

Lo stretto legame tra sostenibilità energetica e ambientale ha stimolato, nel tempo, le aziende ad intraprendere azioni volte all’efficienza energetica, con benefici che vanno ben oltre la decarbonizzazione e il contrasto ai cambiamenti climatici.
L’efficienza energetica, infatti, è in grado di sostenere la crescita delle aziende in un mercato internazionale sempre più competitivo.
L’implementazione di un Sistema di Gestione Energia, oltre a generare vantaggi competitivi, migliora l’immagine aziendale e i rapporti con stakeholders, clienti, consumatori e istituzioni; consente di ridurre i consumi energetici e le emissioni di CO2, grazie alle azioni correttive suggerite.
Di seguito approfondiamo le caratteristiche del Sistema di Gestione Energia ed i benefici che la certificazione ISO 50001 apporta alle aziende e all’ambiente.

Sistemi di Gestione: cosa sono

Il Sistema di Gestione è un insieme di azioni programmate e coordinate, procedure operative, sistemi di documentazione e registrazione, definito in una norma riconosciuta a livello internazionale. Esistono diversi Sistemi di Gestione, a seconda del settore in cui questi sono sviluppati; a ciascuno di essi si applica una specifica norma tecnica volontaria.
L’obiettivo principale è attuare azioni che consentano all’azienda di tenere sotto controllo i propri processi e le proprie attività, con un miglioramento delle prestazioni.
I Sistemi di Gestione più diffusi sono:

  • Sistemi di Gestione sulla Salute e la Sicurezza: ISO 45001;
  • Sistemi di Gestione della Qualità: ISO 90001;
  • Sistemi di Gestione Ambientale: ISO 14001;
  • Sistemi di Gestione Energetica: ISO 50001.

Ciò che accomuna i Sistemi di Gestione è il Ciclo di Deming (Plan – Do – Check – Act), composto da 4 fasi:

  1. pianificazione degli obiettivi da raggiungere;
  2. realizzazione delle azioni pianificate;
  3. verifica dei risultati tramite misurazione, monitoraggio e audit;
  4. correzione o modifica eventuali dei risultati raggiunti, in linea con gli obiettivi prefissati.

Sistema di Gestione Energia ISO 50001: di cosa si tratta?

Il Sistema di Gestione Energia ISO 50001 fornisce strategie di gestione per aumentare e migliorare l’efficienza energetica, favorendo un uso dell’energia più consapevole e razionale, eliminando sprechi e riducendo i consumi.
L’obiettivo di questo sistema è guidare l’organizzazione – azienda, impresa, pubblica amministrazione – in un processo che permetta di gestire e migliorare in modo continuo il consumo dell’energia, garantendo una riduzione dei costi.

Secondo dati ufficiali ISO, le organizzazioni con ISO 50001 beneficiano nel breve termine di un miglioramento delle prestazioni energetiche del 10% e in alcuni casi anche maggiore: un risultato ottenibile attraverso la ridefinizione della cultura energetica dell’azienda, coinvolgendo tutto il personale.

Il Sistema di Gestione dell’Energia rappresenta un potente strumento nelle mani delle aziende, grazie a risultati concreti e duraturi nel tempo.
Attraverso il sistema di monitoraggio è possibile misurare real time i consumi energetici, rilevare eventuali criticità degli impianti e intervenire tempestivamente.

Le Grandi Imprese che implementano la ISO 50001 sono esonerate dall’obbligo di diagnosi energetica, a condizione che il Sistema di Gestione Energia includa un audit energetico realizzato in conformità con i criteri presenti nell’allegato 2 del D. lgs. 102/2014.

Adottare un Sistema di Gestione Energia aiuta, inoltre, a soddisfare alcuni obiettivi del Global Sustainable Development delle Nazioni Unite: energia pulita e accessibile, città e comunità sostenibili, consumo e produzione responsabili, lotta contro il cambiamento climatico.

Norma ISO 50001: cos’è e a che serve

La norma ISO 50001 è uno standard riconosciuto a livello internazionale che definisce i requisiti per un Sistema di Gestione Energia – SGE; una norma volontaria destinata a tutti i tipi di aziende, di qualsiasi dimensione, settore e posizione geografica.

Introdotta nel 2011, poi aggiornata nel 2018, si è diffusa in modo crescente nel mercato, divenendo un’opportunità per stimolare innovazioni di processo, prodotti e servizi offerti dall’organizzazione, migliorandone la competitività. I benefici derivanti dall’implementazione della ISO 50001 sono considerevoli:

  • ottimizzazione dei consumi energetici;
  • supporto alle imprese pubbliche e private affinché le risorse energetiche e aziendali siano sfruttate nel miglior modo possibile;
  • promozione e semplificazione della gestione di energia al fine di ridurre emissioni di CO2 e altre sostanze inquinanti, che contribuiscono al cambiamento climatico;
  • sostegno all’applicazione di nuove tecnologie nel settore dell’efficienza energetica;
  • integrazione con altri sistemi di gestione, tra cui sicurezza, ambiente, salute e qualità.

Certificazione ISO 50001: quali vantaggi riserva alle aziende

La certificazione ISO 50001 è il riconoscimento dell’impegno dell’azienda nell’adozione di una gestione efficiente dell’energia, una garanzia di affidabilità e credibilità per i clienti.
Riserva alle aziende vantaggi in termini di risparmio, efficienza energetica e sostenibilità ambientale. Vediamoli nel dettaglio:

  • miglioramento dell’immagine aziendale: dimostrazione del proprio impegno per la salvaguardia ambientale
  • maggiore competitività sul mercato: sempre più clienti prediligono e adottano strategie legate alla sostenibilità
  • inizio di un percorso virtuoso verso la sostenibilità ambientale: allineamento agli obiettivi Ue per il 2030 per la riduzione delle emissioni di CO2
  • ampliamento del portfolio clienti: la richiesta di prodotti e servizi sostenibili è in crescente aumento
  • rispetto dei requisiti normativi: grazie alla certificazione ISO 50001 è possibile accedere ai TEE – Titoli di Efficienza Energetica.

La lotta ai cambiamenti climatici è una priorità concreta, una leva dello sviluppo economico. Con la certificazione ISO 50001 la tua azienda diventa un esempio di sostenibilità sociale, culturale e ambientale; noi ti accompagniamo in questo percorso, preparando la tua azienda all’implementazione della norma ISO 50001.

Compila il form per saperne di più.

ISO 14064 tutto ciò che bisogna sapere

Carbon footprint Iso 14064: rendicontare le emissioni di gas serra

Le imprese che scelgono di conseguire la certificazione carbon footprint, calcolando e comunicando al pubblico l’entità delle proprie emissioni di gas serra, riescono ad ottenere numerosi vantaggi. L’impegno ambientale infatti viene premiato dai consumatori e non solo; vediamo quindi come sviluppare l’inventario delle emissioni GHG e perché è importante.

Carbon Footprint Organizzazione: contrastare i cambiamenti climatici con l’inventario delle emissioni GHG

Sono molte le aziende che scelgono di calcolare la propria impronta di carbonio, al fine di rendicontare le emissioni di gas ad effetto serra e fornire informazioni dettagliate a stakeholders e consumatori attenti alle performance ambientali delle imprese.

Con la Carbon Footprint un’azienda – ma anche un gruppo societario, un singolo cantiere o un sito produttivo – può quantificare la totalità delle emissioni di GHG (gas ad effetto serra) secondo un approccio di tipo inventariale. Cosa significa?

Che se per misurare l’impronta di carbonio di un prodotto viene analizzato l’intero ciclo di vita del bene, nel caso delle organizzazioni si procede con la redazione di un inventario delle emissioni di GHG, tenendo conto di quelle dirette, indirette da consumo energetico e altre emissioni indirette.

Quindi, l’azienda che vuole definire la propria impronta di carbonio e certificarsi, deve seguire quanto definito dalla norma tecnica internazionale ISO 14064 e predisporre:

  • l’inventario dei GHG (Greenhouse Gases – gas ad effetto serra);
  • la procedura di gestione relativa ai dati acquisiti;
  • il report dei GHG da destinare al pubblico.

CFO e ISO 14064: una norma internazionale per sviluppare, progettare e rendicontare

La norma ISO 14064:2019 specifica i principi e i requisiti utili alla quantificazione e alla rendicontazione delle emissioni di gas serra di un’organizzazione. Questa norma aiuta a sviluppare l’inventario delle emissioni di GHG, a gestire i progetti volti alla riduzione/eliminazione delle emissioni e a rendicontare e validare quanto rilevato.

La norma ISO 14064 si compone di tre parti, che possono essere usate anche separatamente:

La prima è dedicata ai principi e ai requisiti utili alla progettazione e allo sviluppo degli inventari di gas serra, incluso i parametri utili alla definizione dei confini di emissione dei gas serra.

La seconda parte è dedicata ai progetti volti a ridurre/eliminare le emissioni di gas serra dell’organizzazione.
Qui ci sono i dettagli utili a definire il progetto, monitorare, quantificare e rendicontare i dati.

La terza parte è dedicata alla verifica di quanto rilevato in merito alle emissioni di GHG.

Certificazione Carbon Footprint: quali vantaggi per le aziende?

L’identificazione delle proprie emissioni di gas serra consente all’azienda che intende conseguire la certificazione carbon footprint di ottenere diversi vantaggi.

Sul piano operativo l’organizzazione ha la possibilità di identificare le sorgenti massive e l’intensità delle emissioni di gas serra relative alle attività aziendali e fare la propria parte per il bene dell’ambiente.

L’inventario delle emissioni di GHG sviluppato diviene, inoltre:

  • un utile baseline per monitorare – da qui in avanti – il miglioramento delle performance ambientali dell’azienda;
  • uno strumento efficace per identificare e gestire i rischi relativi ai gas serra;
  • un dato utile a definire le politiche e le prossime strategie di gestione.

Sul piano comunicativo l’azienda ha la possibilità di coinvolgere e informare stakeholders interni ed esterni circa le performance ambientali dell’organizzazione. Ciò contribuisce a:

  1. Sostenere la Corporate Social Responsability (CSR)
  2. Migliorare la green reputation
  3. Stuzzicare l’interesse dei consumatori e della PA

Certificazione carbon footprint: il nostro processo virtuoso

L’impegno ambientale delle organizzazioni viene premiato. In che modo?

I consumatori – che sono sempre più attenti alla sostenibilità ambientale – tendono a preferire i prodotti e/o servizi delle aziende che hanno un approccio green. La pubblica amministrazione, così come gli enti locali, privilegiano le organizzazioni e le imprese dotate di certificazioni ambientali riservando loro l’accesso facilitato a bandi e gare d’appalti.

È per tutte queste ragioni che il nostro team ha scelto di accompagnare le organizzazioni interessate alla certificazione carbon footprint, in ciò che è stato più volte definito “un processo virtuoso”.

Di cosa si tratta? Del percorso recentemente descritto dai nostri ingegneri, ospiti degli ultimi webinar organizzati da Alma Laboris Business School.

First step: la parola d’ordine di questa prima fase è: consapevolezza. Aiutiamo l’azienda a calcolare l’impronta di carbonio nel rispetto delle norme ISO di riferimento. Gestione, conoscenza e monitoraggio.

Second step: prima di ogni intervento c’è un progetto, una struttura. È in questo momento che il rinnovamento e l’ottimizzazione delle prestazioni ambientali, dei consumi e delle emissioni di gas serra viene strutturato, tenendo conto di tutte le implementazioni e le azioni possibili.

Third step: mettiamo a disposizione del sito produttivo e dell’organizzazione interessata, un software di monitoraggio per agevolare la consultazione futura dei dati e la definizione delle prossime strategie aziendali.

Vuoi conseguire la certificazione Carbon Footprint? Approfitta della prima consulenza gratuita. Contattaci.

Carbon footprint prodotti alimentari

Carbon footprint alimenti: gli obiettivi delle etichette sostenibili

Limitare le emissioni provenienti dal settore alimentare è un’intervento necessario per poter contribuire al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Green Deal. La relazione tra sostenibilità e salute spinge alla promozione della consapevolezza nei confronti dei consumatori. Nell’ambito della Farm to Fork Strategy la Commissione europea ha proposto un sistema di etichettatura nutrizionale obbligatorio armonizzato; un’etichetta trasparente, da cui far emergere i dettagli inerenti al processo produttivo e distributivo alimentare. Le etichette sostenibili evidenziano la carbon footprint degli alimenti. Vediamo di cosa si tratta e quali sono le posizioni dei Paesi Ue.

Etichette sostenibili: cosa sono

L’obiettivo delle etichette sostenibili è favorire la transizione verso modelli più green, considerando le emissioni di CO2, gli impatti sulla biodiversità e l’uso di pesticidi.
Le etichette sostenibili consentono ai consumatori di poter decidere se acquistare o meno un prodotto o sceglierne uno piuttosto che un altro.
L’etichetta è prodotta sulla base di specifici standard e considera diversi fattori ambientali. È utile ai consumatori perché:

  • permette di poter scegliere i prodotti alimentari venduti nei supermercati in base al loro impatto ambientale;
  • fornisce informazioni più complete;
  • rappresenta uno strumento efficace in grado di ridurre le emissioni di CO2 legate al settore alimentare;
  • influenza le decisioni dei consumatori, spingendoli verso l’acquisto di cibi meno inquinanti.

Greenwashing ed etichette sostenibili

La Commissione europea lavora da tempo su provvedimenti che possano cambiare le abitudini alimentari dei consumatori. Insieme alle autorità nazionali di tutela dei consumatori ha pubblicato i risultati di un’indagine effettuata sul mercato online; lo scopo era individuare le violazioni del diritto Ue per quanto riguarda la tutela dei consumatori.

L’indagine si è focalizzata sul greenwashing; sono state analizzate le affermazioni ecologiche utilizzate dai produttori ed è emerso che nel 42% dei casi sono risultate false, ingannevoli o potenzialmente scorrette.
L’idea di creare un’etichetta sostenibile unica nasce per rendere maggiormente consapevoli le scelte di acquisto dei consumatori e per annullare ogni tentativo di greenwashing, includendo criteri ambientali e nutrizionali.

Carbon footprint alimenti: da cosa dipende

Circa un terzo delle emissioni di gas serra è legato al settore alimentare, ecco perché le scelte dei piatti che i consumatori decidono di portare in tavola incidono notevolmente sul riscaldamento globale. Le etichette sostenibili non intendono imporre decisioni o restrizioni, cercano piuttosto di sensibilizzare e indirizzare le persone a compiere scelte che possano contribuire a diminuire l’impatto climatico e al contempo migliorare la propria alimentazione.

É importante evidenziare che la carbon footprint degli alimenti dipende da diversi fattori, quindi la responsabilità delle azioni sostenibili nel settore alimentare deve interessare tutti gli attori della filiera, non solo i consumatori:

  • produzione agricola (tradizionale o biologica);
  • tipologia di produzione (regionale, stagionale);
  • tipo di imballaggio;
  • tipologia di prodotto (fresco o congelato);
  • consumo di risorse naturali (acqua, suolo ed energia);
  • trasporto (veicoli o km 0).

Nutri Score ed Eco Score: in cosa consistono

Con l’etichetta nazionale a semaforo Nutri Score l’Ue ha voluto sperimentare un sistema molto simile a quello progettato per segnalare l’efficienza energetica degli elettrodomestici; uno strumento che Gran Bretagna, Francia e successivamente Belgio e Germania, hanno adottato senza problemi.
L’immagine di un semaforo assegna un colore ad ogni alimento in base al livello di zuccheri, grassi e sale contenuti in ognuno di essi. I cibi con semaforo verde sono preferiti rispetto a quelli con semaforo rosso.

Alcune organizzazioni appartenenti al settore alimentare francese hanno lanciato un sistema indipendente denominato Eco Score, nato successivamente al Nutri Score.

Lo scopo è promuovere la consapevolezza sull’impatto ambientale generato dalle abitudini alimentari dei consumatori. L’Eco Score tiene conto del ciclo di vita del prodotto, (produzione, trasporto, imballaggi) rispetto a quanto accade nell’etichetta a semaforo alimentare che invece considera gli aspetti nutrizionali.

Nutri Score: il pensiero dell’Italia

Il modello di etichettatura Nutri Score è universalmente riconosciuto da nutrizionisti e scienziati. Nonostante ciò, in Italia vi sono stati diversi ostacoli nella sua applicazione in quanto le indicazioni a semaforo sono state definite penalizzanti per la dieta mediterranea e per i prodotti made in Italy. Questo ha fatto sì che venisse introdotto il NutrInform Battery.

Nutrinform Battery: definizione e obiettivi del sistema a batteria italiano

Il NutrInform Battery è stato introdotto ufficialmente in Italia a dicembre 2020, in alternativa al Nutri Score. Si tratta di un sistema totalmente italiano proposto dalla Commissione europea e promosso dai Ministeri dello Sviluppo Economico, delle Politiche Agricole, della Salute e degli Esteri; è stato realizzato in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio per la Ricerca Economica e Alimentare e i rappresentanti delle associazioni di categoria dell’intera filiera agroalimentare e dei consumatori.

Il periodo sperimentale in cui è stato applicato il sistema a batteria ha fatto emergere quanto sia stato utile nel facilitare la comprensione da parte dei consumatori in merito all’apporto energetico e nutritivo degli alimenti. L’etichetta è pensata come una batteria in cui sono rappresentati i valori relativi ad una singola porzione di cibo consumata; sono indicate le percentuali di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale presenti in ogni singola porzione, rispetto alla quantità raccomandata quotidianamente.

Gli obiettivi del sistema a batteria sono:

  • combattere le patologie legate alle cattive abitudini alimentari;
  • spingere i consumatori a ridurre l’impatto ambientale derivante dai cibi consumati;
  • valutare quanto incide ogni alimento all’interno della dieta alimentare.

Misura la carbon footprint alimenti e riduci l’impatto ambientale

La produzione alimentare responsabile consente di ridurre l’impatto ambientale e facilita le scelte di consumo. Ogni prodotto ha un’impronta di carbonio più o meno elevata, che dipende dalle emissioni di CO2 generate durante tutto il ciclo di produzione.

Le emissioni di gas serra nel settore alimentare derivano dall’utilizzo delle risorse naturali, dai materiali usati per il packaging e dai macchinari necessari per la produzione, il confezionamento e il trasporto.
Misurare la carbon footprint degli alimenti ti permette di ottenere importanti vantaggi, sia economici sia ambientali.

Vuoi dimostrare la responsabilità ambientale della tua impresa, valorizzare il tuo impegno green ed essere più competitivo sul mercato?
Contattaci per avere maggiori informazioni sulla carbon footprint di prodotto.

Compila il forme condividi il tema che desideri approfondire
Il nostro team ti ricontatterà per individuare il percorso più adatto alle esigenze della tua organizzazione.