Quanto sono circolari i processi di un’azienda? Per rispondere non basta conoscere la percentuale di rifiuti riciclati. Occorre osservare come materiali, risorse ed energia entrano nei processi, quanto a lungo mantengono il proprio valore e cosa accade quando escono dal ciclo produttivo.
L’indice di circolarità serve a trasformare queste informazioni in dati misurabili. La valutazione può includere materie prime, materiali riciclati, riutilizzo, recupero, rifiuti, acqua ed energia, con indicatori scelti in funzione del perimetro analizzato.
Non esiste però un unico indice valido in ogni situazione. Il risultato dipende dal metodo adottato, dagli indicatori selezionati e dai confini dell’analisi. Oggi esistono standard specifici che aiutano le organizzazioni a costruire questa misurazione, tra cui UNI/TS 11820 e ISO 59020.
In questo articolo vedremo come si misura l’economia circolare, quali indicatori di sostenibilità ambientale possono essere utilizzati e come costruire una valutazione capace di mostrare dove le risorse restano nel ciclo e dove, invece, si disperdono.
Cos’è l’indice di circolarità
L’indice di circolarità è uno strumento utilizzato per rappresentare attraverso dati e indicatori il livello di circolarità di un’organizzazione, di un prodotto o di un processo.
L’obiettivo è superare una lettura basata su un solo dato. Una percentuale elevata di raccolta differenziata, per esempio, non descrive da sola quanto un’impresa sia circolare.
Per comprendere prima di tutto come cambia il modello di utilizzo delle risorse rispetto a un sistema tradizionale, puoi approfondire le differenze tra i due approcci nell’articolo “Economia circolare vs economia lineare: guida alla circular economy aziendale”.
Occorre osservare l’intero flusso delle risorse: quali materiali entrano, da dove provengono, come vengono utilizzati, quanto durano e quale destinazione hanno al termine dell’utilizzo.
Per questo la misurazione può integrare indicatori quantitativi e informazioni qualitative, così da costruire una fotografia più ampia dell’organizzazione.
Per approfondire l’approccio di Tecno Group puoi consultare la pagina dedicata alla Circular Economy.
Come si misura l’economia circolare
Misurare l’economia circolare significa innanzitutto stabilire cosa si vuole misurare.
Il perimetro può comprendere l’intera organizzazione, uno stabilimento, un processo oppure uno specifico prodotto. Questa scelta influenza i dati da raccogliere e gli indicatori da utilizzare.
Il passaggio successivo consiste nel ricostruire i principali flussi in ingresso e in uscita. Materie prime, materiali riciclati, acqua ed energia entrano nei processi produttivi; prodotti, sottoprodotti, emissioni e rifiuti ne rappresentano alcuni degli output.
La misurazione permette di capire quanta parte delle risorse mantiene il proprio valore e quanta, invece, esce dal ciclo.
Quali dati raccogliere
Per costruire un indice di circolarità servono dati affidabili e riferiti a un periodo e a un perimetro definiti.
Tra le informazioni da raccogliere possono rientrare:
- quantità e tipologia dei materiali utilizzati;
- quota di materia prima vergine e riciclata;
- materiali provenienti da fonti rinnovabili;
- quantità di scarti prodotti;
- quota di rifiuti destinata a recupero o riciclo;
- consumi di acqua;
- consumi e fonti energetiche;
- durata, riparabilità e possibilità di riutilizzo dei prodotti;
- recupero di componenti e materiali a fine vita.
La disponibilità dei dati determina anche la profondità dell’analisi. Se alcune informazioni non vengono ancora raccolte, la prima valutazione può servire proprio a mostrare le caselle vuote della mappa e a impostare un sistema di monitoraggio più completo.
Come si calcola l’indice di circolarità
Non esiste una formula universale nella quale inserire pochi valori per ottenere il livello di circolarità di qualsiasi azienda.
Il calcolo dipende dalla metodologia scelta. In generale, il percorso mette in relazione indicatori riferiti ai flussi di risorse con il perimetro e gli obiettivi della valutazione.
Un esempio semplice aiuta a capire il principio. Se un’impresa utilizza 1.000 tonnellate di materiale in un anno e 300 provengono da materia riciclata, la quota di materiale riciclato in ingresso è:
300 / 1.000 × 100 = 30%
Questo dato descrive però soltanto una parte del quadro. La stessa azienda potrebbe avere un’elevata percentuale di materiale riciclato in ingresso, ma produrre grandi quantità di scarti non recuperabili.
Per questo un indice di circolarità deve mettere in relazione più dimensioni.
Input: cosa entra nel processo
La prima area riguarda le risorse utilizzate.
L’analisi può distinguere, per esempio, materie prime vergini, materie seconde e materiali provenienti da fonti rinnovabili.
Una maggiore quota di materiali riciclati o recuperati può indicare una minore dipendenza da risorse vergini, ma il dato deve essere letto insieme agli altri indicatori del processo.
Utilizzo: cosa accade durante il processo
La seconda area riguarda ciò che accade all’interno dell’azienda.
Qui possono entrare indicatori relativi a consumi di energia e acqua, efficienza nell’utilizzo delle materie, produzione di scarti e capacità di reinserire residui all’interno dello stesso processo o di altri cicli produttivi.
Gli indicatori di sostenibilità ambientale aiutano quindi a osservare dove si concentrano consumi e perdite.
Output: cosa esce dal processo
Infine occorre osservare cosa accade alle risorse dopo il loro utilizzo.
Rifiuti destinati al riciclo, componenti recuperati, prodotti riparabili, materiali riutilizzati e sottoprodotti possono contribuire a descrivere la capacità dell’organizzazione di chiudere o allungare i cicli delle risorse.
Anche in questo caso, una singola percentuale non è sufficiente: gli output devono essere collegati ai materiali inizialmente immessi nel processo e alle caratteristiche del prodotto.
Quali indicatori di sostenibilità utilizzare
Gli indicatori di sostenibilità permettono di tradurre i flussi aziendali in grandezze confrontabili.
La scelta dipende dal settore e dal perimetro dell’analisi. Un’impresa manifatturiera che utilizza grandi quantità di acciaio avrà esigenze differenti rispetto a un’azienda alimentare o a un’organizzazione di servizi.
Tra gli indicatori possono rientrare la percentuale di materia riciclata utilizzata, il tasso di recupero dei materiali, la quantità di rifiuti per unità di prodotto, il consumo di acqua, il consumo energetico e la quota di risorse mantenute nel ciclo.
È importante evitare di trasformare l’indice in una raccolta indiscriminata di KPI. Ogni indicatore deve descrivere una parte precisa del flusso delle risorse e deve poter essere alimentato da dati verificabili.
Indicatori quantitativi e qualitativi
Non tutto ciò che determina la circolarità può essere descritto immediatamente in chilogrammi, metri cubi o kWh.
Accanto agli indicatori quantitativi possono quindi essere valutati elementi relativi alla progettazione dei prodotti, ai criteri di acquisto, alla gestione dei fornitori e alla presenza di procedure dedicate al recupero delle risorse.
La combinazione delle due letture permette di capire non soltanto quanto materiale viene recuperato oggi, ma anche se l’organizzazione possiede processi capaci di migliorare quel risultato nel tempo.
ISO 59020 e misurazione della circolarità
Un riferimento internazionale specifico è la ISO 59020:2024, Circular economy – Measuring and assessing circularity performance.
Lo standard definisce requisiti e indicazioni per misurare e valutare le performance di circolarità attraverso un processo strutturato e l’utilizzo di indicatori. Può essere applicato a diversi livelli di un sistema economico e permette di definire il perimetro della misurazione, raccogliere i dati e interpretare i risultati.
La ISO 59020 aiuta quindi a evitare uno degli errori più frequenti: attribuire la circolarità di un’organizzazione a un solo indicatore.
La fonte ufficiale può essere consultata direttamente sul sito ISO, ISO 59020:2024.
Dalla misurazione al Circular Check
Calcolare indicatori serve soprattutto a individuare dove intervenire.
Per questo la misurazione può essere inserita all’interno di un assessment più ampio. Il Circular Check consente di osservare diverse aree dell’organizzazione e mettere in relazione dati su materiali, processi, energia, logistica e gestione degli scarti.
In questo modo il risultato non rimane una percentuale isolata, ma diventa una mappa delle aree nelle quali il ciclo delle risorse funziona e dei punti nei quali si interrompe.
Per approfondire questo passaggio puoi leggere anche l’articolo Tecno Group dedicato al Circular Check e alla valutazione della circolarità aziendale [inserire URL dell’articolo precedente una volta pubblicato].
Indice di circolarità: come leggere il risultato
Un indice acquista significato quando viene letto nel tempo.
La prima misurazione definisce una baseline. Le rilevazioni successive permettono di verificare se gli interventi introdotti hanno modificato i flussi osservati.
Se, per esempio, aumenta la percentuale di materia riciclata utilizzata, diminuiscono gli scarti destinati a smaltimento e cresce la quota di componenti recuperati, gli indicatori permettono di osservare il cambiamento attraverso valori confrontabili.
La misurazione può così supportare la definizione di obiettivi e priorità, oltre alla raccolta di informazioni utili per la rendicontazione di sostenibilità.
E i circoli di qualità?
I circoli di qualità appartengono a un ambito differente rispetto agli indicatori utilizzati per calcolare la circolarità.
Si tratta di gruppi di persone che analizzano problemi e possibili miglioramenti legati ai processi aziendali. Non rappresentano quindi un indicatore di economia circolare né un metodo per calcolarne direttamente le performance.
Possono però trovare spazio nei processi organizzativi dedicati al miglioramento, anche quando l’impresa lavora sulla riduzione degli sprechi o sulla revisione dei flussi produttivi.
Non forzerei ulteriormente questa keyword nel testo, perché il legame semantico con l’indice di circolarità è debole e rischierebbe di rendere l’articolo meno preciso.
In sintesi
L’indice di circolarità permette di trasformare materiali, consumi, scarti e capacità di recupero in informazioni misurabili.
Il calcolo non coincide con una formula unica. Occorre prima definire il perimetro dell’analisi, raccogliere i dati sui flussi in ingresso e in uscita e scegliere indicatori di sostenibilità ambientale coerenti con le caratteristiche dell’organizzazione.
Standard come ISO 59020 offrono un riferimento per strutturare la misurazione, mentre strumenti come il Circular Check permettono di ampliare la lettura e individuare le aree sulle quali intervenire.
L’obiettivo finale non è ottenere soltanto un numero, ma capire dove una tonnellata di materiale, un metro cubo d’acqua o un componente possono restare più a lungo all’interno del ciclo.