Science Based Targets Initiative rappresenta oggi uno dei riferimenti più rilevanti per le aziende che vogliono costruire un percorso di riduzione delle emissioni fondato su dati solidi, criteri condivisi e obiettivi coerenti con il quadro climatico internazionale. La crescente attenzione alle emissioni lungo le filiere produttive sta cambiando il modo in cui le imprese si posizionano sul mercato, introducendo richieste sempre più puntuali da parte di clienti, investitori e partner industriali.
In questo contesto, la decarbonizzazione aziendale prende forma come un processo strutturato che parte dalla misurazione delle emissioni, passa per la definizione di priorità e target, e arriva alla costruzione di un piano operativo che coinvolge produzione, energia e supply chain. La cornice SBTi consente di organizzare questo percorso in modo coerente, rendendo i dati leggibili e le scelte aziendali confrontabili nel tempo.
In questo articolo vedremo cos’è la Science Based Targets Initiative, come calcolare le emissioni scope 1, 2 e 3, quali vantaggi può portare un piano di decarbonizzazione, la differenza tra SBTi e net zero e come impostare le prime fasi del lavoro in azienda.
Per approfondire il percorso completo e capire come strutturare un progetto conforme, puoi consultare la nostra guida dedicata agli SBTi.
Cos’è la Science Based Targets Initiative e perché è importante per le aziende
La Science Based Targets Initiative è un framework che guida le aziende nella definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni basati su criteri scientifici.
SBTi traduce gli obiettivi dell’Accordo di Parigi in parametri operativi per le imprese, definendo regole chiare su come costruire target di riduzione coerenti con il contenimento dell’aumento della temperatura globale. Questo significa che gli obiettivi non vengono scelti in modo discrezionale, ma derivano da una metodologia che collega le emissioni aziendali al contesto climatico globale.
Per le aziende, questo passaggio introduce un cambio di prospettiva. I dati sulle emissioni diventano un elemento strutturale della gestione, utile per orientare investimenti, scelte produttive e relazioni di filiera. In molti settori, la presenza di target coerenti con SBTi sta diventando un requisito richiesto dai clienti, soprattutto quando si parla di emissioni indirette legate allo Scope 3.
Come calcolare le emissioni aziendali scope 1, 2 e 3
La definizione delle emissioni scope 1, 2 e 3 rappresenta il punto di partenza per qualsiasi piano di decarbonizzazione.
Questa classificazione consente di distinguere le fonti emissive e di collegarle alle attività aziendali, costruendo una base informativa su cui impostare obiettivi e azioni. Le emissioni Scope 1 riguardano le fonti dirette controllate dall’impresa, le Scope 2 l’energia acquistata, mentre le Scope 3 includono le emissioni indirette lungo la catena del valore.
Emissioni scope 1, 2, 3: definizione e implicazioni operative
La distinzione tra scope non ha solo una funzione descrittiva, ma orienta in modo concreto le scelte aziendali. Le emissioni Scope 1 e Scope 2 sono direttamente collegate ai processi interni e consentono di intervenire su impianti, tecnologie e consumi energetici con azioni mirate. In questi ambiti, l’azienda ha una capacità di controllo più immediata e può collegare in modo diretto le decisioni operative ai risultati ottenuti.
Le emissioni Scope 3 introducono invece una dimensione più ampia, che coinvolge fornitori, trasporti, utilizzo dei prodotti e gestione del fine vita. Qui il lavoro richiede un approccio strutturato, basato sulla raccolta di dati lungo la filiera e sulla costruzione di modelli di stima coerenti. La lettura delle emissioni attraverso gli scope consente quindi di individuare le priorità e di distinguere tra interventi interni e azioni che richiedono un coordinamento esterno.
Come costruire una baseline emissiva affidabile
La baseline emissiva rappresenta il riferimento iniziale da cui misurare i progressi nel tempo e deve essere costruita con attenzione. Il primo passaggio consiste nella definizione del perimetro dell’analisi, chiarendo quali attività, siti e processi rientrano nella misurazione. A partire da questo perimetro, vengono raccolti i dati relativi ai consumi energetici, ai carburanti, ai materiali e ai flussi logistici.
Questi dati vengono poi convertiti in emissioni attraverso fattori riconosciuti, che permettono di esprimere le diverse attività in termini di CO₂ equivalente. La qualità della baseline dipende dalla coerenza tra dati, perimetro e metodologia adottata. Una base informativa solida consente di costruire obiettivi credibili e di monitorare nel tempo l’efficacia delle azioni intraprese.
Perché lo Scope 3 rappresenta la sfida principale
Per molte aziende, la quota più significativa delle emissioni si concentra nello Scope 3. Questa categoria include una varietà di attività che si estendono oltre i confini diretti dell’impresa e che richiedono un lavoro più articolato per essere misurate. La complessità deriva dalla necessità di raccogliere dati da fornitori, partner logistici e altri soggetti coinvolti nella catena del valore.
Affrontare lo Scope 3 significa quindi costruire una capacità di lettura più ampia, che tenga insieme informazioni diverse e che consenta di individuare le aree a maggiore impatto. Questo passaggio è centrale anche nei percorsi SBTi, perché molte aziende sono chiamate a definire target specifici proprio su questa componente.
Quali vantaggi porta un piano di decarbonizzazione
Un piano di decarbonizzazione consente di collegare la riduzione delle emissioni alla gestione operativa dell’azienda.
Quando il percorso è costruito su dati affidabili, l’impresa acquisisce una maggiore capacità di controllo sui propri processi e sui consumi energetici. Questo si traduce in una gestione più consapevole delle risorse e nella possibilità di individuare interventi mirati che incidono anche sui costi operativi.
I benefici si estendono anche al rapporto con il mercato. Le aziende che presentano dati strutturati e obiettivi chiari riescono a dialogare con maggiore efficacia con clienti e investitori, rispondendo a richieste sempre più puntuali sulle emissioni e sui piani di riduzione. In questo senso, il piano di decarbonizzazione diventa uno strumento che rafforza la posizione dell’impresa all’interno delle filiere e ne migliora la credibilità complessiva.
Approfondisci come funzionano in questo articolo: Sustainability Linked Loan e SBTi: come accedere ai finanziamenti ESG.
Differenza tra SBTi e obiettivi net zero
La differenza tra SBTi e net zero riguarda il modo in cui vengono costruiti e gestiti gli obiettivi di riduzione delle emissioni.
SBTi definisce un percorso strutturato, con target intermedi validati e criteri precisi che guidano l’azienda nel tempo. Il concetto di net zero indica invece una condizione finale, in cui le emissioni residue vengono ridotte o compensate.
Perché il net zero richiede un percorso strutturato
Il raggiungimento del net zero richiede una sequenza di passaggi che partono dalla misurazione delle emissioni e arrivano alla loro progressiva riduzione. Senza una baseline chiara e senza obiettivi intermedi, il rischio è costruire impegni difficili da sostenere e poco leggibili per il mercato. SBTi fornisce un metodo che consente di dare forma a questo percorso, collegando dati, obiettivi e azioni in modo coerente.
Come iniziare con la decarbonizzazione in azienda
Avviare un percorso di decarbonizzazione significa partire dai dati e costruire una strategia coerente con il modello operativo dell’azienda.
Il lavoro si sviluppa attraverso fasi progressive che includono la raccolta delle emissioni, la definizione della baseline, l’individuazione delle leve di riduzione e la costruzione di target coerenti con i criteri SBTi. Questo processo richiede una lettura integrata dei dati aziendali, in cui produzione, energia e organizzazione vengono analizzati come un sistema unico.
Un approccio di questo tipo consente di trasformare le informazioni in uno strumento operativo, utile per supportare decisioni e monitorare nel tempo l’evoluzione delle performance ambientali .
FAQ sulla Science Based Targets Initiative
Cos’è la Science Based Targets Initiative?
È un framework che guida le aziende nella definizione di obiettivi di riduzione delle emissioni basati su criteri scientifici.
Cosa sono le emissioni scope 1, 2 e 3?
Sono categorie che classificano le emissioni dirette e indirette generate dalle attività aziendali.
Quali vantaggi offre SBTi alle aziende?
Supporta la gestione dei dati, il dialogo con il mercato e la partecipazione alle filiere.
Qual è la differenza tra SBTi e net zero?
SBTi definisce il percorso, il net zero rappresenta l’obiettivo finale.
Come iniziare un piano di decarbonizzazione?
Partendo dalla raccolta dei dati e dalla costruzione di una baseline emissiva.