SBTi above and beyond indica tutte quelle azioni che un’azienda può attivare oltre la riduzione diretta delle proprie emissioni, quando una parte non è più eliminabile nel breve periodo. In altre parole, è il modo con cui si gestiscono le emissioni residue senza confonderle con il percorso di decarbonizzazione.
Anche le aziende che lavorano in modo strutturato sulla riduzione delle emissioni di CO2 si trovano infatti davanti a una quota che non riescono a eliminare completamente. Questo accade per limiti tecnologici, per la natura di alcuni processi produttivi o per la complessità delle filiere.
È proprio in questo spazio che emerge una domanda concreta: emissioni residue, cosa fare quando non si possono evitare del tutto?
Negli ultimi anni, la Science Based Targets initiative ha chiarito una sequenza precisa: prima si lavora sulla riduzione interna, poi si affronta ciò che resta. Questo passaggio è fondamentale, perché evita di usare strumenti come il carbon offset o la compensazione di carbonio come scorciatoie.
In questo articolo vedremo cosa sono le emissioni residue, quali strumenti esistono per gestirle e come si distinguono approcci come Beyond Value Chain Mitigation, rimozione del carbonio e compensazione. Approfondiremo anche perché la BVCM non sostituisce la decarbonizzazione, ma si inserisce come azione aggiuntiva, e come collegare questi strumenti ai piani di mitigazione per costruire un percorso coerente.
Se vuoi approfondire, puoi leggere l’articolo “SBTi e piano di decarbonizzazione: definizioni e vantaggi per le aziende”.
Perché la riduzione delle emissioni di CO2 resta il punto di partenza?
La riduzione delle emissioni è il cuore del percorso SBTi e rappresenta il passaggio da cui tutto parte.
Quando un’azienda decide di intraprendere questo tipo di percorso, il primo lavoro riguarda ciò che accade al suo interno: il modo in cui produce, l’energia che utilizza, il rapporto con i fornitori. Intervenire su questi elementi significa ridurre davvero le emissioni, non semplicemente spostarle o compensarle.
La Science Based Targets initiative è molto chiara su questo punto: strumenti come il carbon offset o la compensazione di carbonio non contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi. In altre parole, non basta “bilanciare” le emissioni per poter dire di averle ridotte.
Questo passaggio può sembrare scontato, ma nella pratica non lo è. Molte aziende tendono a guardare subito alle soluzioni più rapide, mentre il vero lavoro richiede tempo e riguarda scelte operative, investimenti e cambiamenti nei processi.
Emissioni residue: cosa fare quando non puoi eliminarle?
Le emissioni residue sono la parte che rimane dopo aver fatto tutto il possibile per ridurre l’impatto.
Non si tratta di un errore o di un fallimento del percorso, ma di una condizione che riguarda la maggior parte delle aziende. Ci sono attività che, almeno oggi, non possono essere completamente decarbonizzate: alcuni processi industriali, alcune tecnologie, alcune fasi della filiera.
A questo punto, il tema non è più “come ridurre”, ma come gestire ciò che resta.
È qui che entrano in gioco strumenti diversi, che non hanno lo stesso ruolo e non possono essere usati nello stesso modo. Tra questi, la Beyond Value Chain Mitigation rappresenta uno degli approcci più rilevanti per affrontare le emissioni residue senza perdere coerenza con il percorso complessivo.
Beyond value chain mitigation: cosa significa davvero
La Beyond Value Chain Mitigation riguarda tutte quelle azioni che un’azienda può attivare al di fuori del proprio perimetro diretto per contribuire alla riduzione o alla rimozione della CO2.
Si tratta, ad esempio, di sostenere progetti di energia rinnovabile, iniziative di riforestazione o soluzioni tecnologiche che permettono di catturare anidride carbonica dall’atmosfera. Sono interventi che non cambiano direttamente le emissioni dell’azienda, ma che generano un impatto più ampio.
SBTi above and beyond: il punto da non fraintendere
Il concetto di SBTi above and beyond serve proprio a chiarire questo passaggio. Le azioni di BVCM sono aggiuntive, non sostitutive.
Questo significa che:
- non servono per raggiungere i target
- non sostituiscono la riduzione interna
- si attivano dopo aver lavorato sulle emissioni dirette
È un punto fondamentale, perché spesso questi strumenti vengono interpretati come alternative più semplici alla decarbonizzazione. In realtà, funzionano solo se si inseriscono in un percorso già avviato.
BVCM vs offsetting: qual è la differenza reale?
Quando si parla di gestione delle emissioni residue, uno dei passaggi più delicati riguarda la distinzione tra BVCM vs offsetting.
La compensazione di carbonio, o carbon offset, si basa su un’idea piuttosto intuitiva: se emetto CO2, posso finanziare un progetto che la riduce altrove per bilanciare il mio impatto.
La Beyond Value Chain Mitigation, invece, non ragiona in termini di compensazione, ma di contributo. Non si tratta di “pareggiare i conti”, ma di sostenere azioni che generano benefici climatici oltre il perimetro aziendale.
Questa differenza può sembrare sottile, ma ha conseguenze importanti. Una strategia costruita solo sulla compensazione rischia di essere fragile, soprattutto se non è accompagnata da una reale riduzione delle emissioni. Al contrario, un approccio che distingue chiaramente i due livelli mantiene il percorso più coerente e più credibile.
Quando ha senso acquistare crediti di carbonio?
Acquistare crediti di carbonio può avere un ruolo, ma solo all’interno di un percorso già strutturato.
I crediti sono uno strumento che permette di sostenere progetti esterni e rientra nella logica della compensazione di carbonio. Tuttavia, il loro utilizzo ha senso solo quando l’azienda ha già lavorato sulla riduzione delle emissioni di CO2 e ha identificato con chiarezza la quota residua.
Un altro aspetto importante riguarda la qualità dei progetti. Non tutti i crediti sono uguali e non tutti garantiscono lo stesso livello di affidabilità. In un contesto in cui la comunicazione ambientale deve essere sempre più chiara e verificabile, utilizzare crediti senza una base solida può creare più problemi che benefici.
Qual è il ruolo della rimozione del carbonio?
La rimozione del carbonio rappresenta un approccio diverso rispetto alla compensazione tradizionale.
In questo caso non si tratta di evitare emissioni future, ma di intervenire sulla CO2 già presente in atmosfera, attraverso soluzioni naturali o tecnologiche. È un ambito in crescita, che molte aziende stanno iniziando a esplorare, soprattutto in ottica di lungo periodo.
Allo stesso tempo, è importante considerare che si tratta di uno strumento ancora limitato, sia per disponibilità che per costi. Per questo oggi viene utilizzato soprattutto in contesti più avanzati, come complemento di strategie già mature.
Come collegare SBTi, piani di mitigazione e gestione del residuo?
Un percorso efficace tiene insieme due livelli che devono dialogare tra loro.
Da una parte ci sono i piani di mitigazione, che guidano la riduzione delle emissioni di CO2 nel tempo. Dall’altra c’è la gestione delle emissioni residue, che introduce strumenti come Beyond Value Chain Mitigation, carbon offset e rimozione del carbonio.
Separare questi due piani porta a strategie poco coerenti. Al contrario, integrarli consente di costruire un percorso più solido, in cui ogni scelta ha un ruolo preciso.
In questo senso, un approccio Sustaintech aiuta a mettere ordine: partire dai dati, leggerli in modo continuo e collegarli alle decisioni operative, così da trasformare un tema complesso in un processo gestibile.
In sintesi
La gestione delle emissioni residue non è un’alternativa alla decarbonizzazione, ma il passaggio che completa il percorso quando la riduzione arriva al suo limite operativo.
Il punto centrale da tenere fermo è la sequenza: prima la riduzione delle emissioni di CO2, poi la gestione di ciò che resta. Invertire questo ordine porta a strategie deboli, difficili da sostenere nel tempo e poco coerenti con le indicazioni della Science Based Targets initiative.
Una volta definita la quota residua, entrano in gioco strumenti diversi, che vanno letti per ciò che sono:
- il carbon offset e la compensazione di carbonio permettono di bilanciare una parte delle emissioni
- la rimozione del carbonio interviene direttamente sulla CO2 già presente in atmosfera
- la Beyond Value Chain Mitigation amplia il raggio d’azione dell’azienda, contribuendo a riduzioni esterne
Tra questi, la BVCM ha un ruolo preciso: si colloca come azione “above and beyond”, quindi aggiuntiva. Non contribuisce al raggiungimento dei target SBTi e non sostituisce la riduzione interna, ma rafforza il percorso nel suo insieme.
Per questo, il vero nodo non è scegliere uno strumento al posto di un altro, ma costruire una struttura coerente, in cui ogni elemento ha una funzione chiara: la riduzione abbassa le emissioni, la gestione del residuo le completa, e la BVCM estende l’impatto oltre il perimetro aziendale.
È questo equilibrio che permette di passare da una somma di azioni a un percorso leggibile, credibile e sostenibile nel tempo.